Pescia(PT), viscerabilità primitiva: Paolo Tesi alla Fondazione Liberatutti

Pescia – Dal 26 febbraio al 24 maggio 2026 la Fondazione POMA Liberatutti dedica i propri spazi a Visceralità primitiva, mostra personale di Paolo Tesi che, giunta alla sua settantesima esposizione, segna una tappa ulteriore in un percorso artistico coerente e ostinatamente indipendente. L’inaugurazione è fissata per giovedì 26 febbraio alle ore 18.30, alla presenza dell’artista, della curatrice Marta Convalle e delle autrici dei testi critici in catalogo, Rosa Pierno e Anna Brancolini.
Nato a Pistoia nel 1945, Tesi si forma tra la città natale e Firenze, scegliendo un doppio binario che resterà decisivo nella sua ricerca: l’Accademia di Belle Arti e la Facoltà di Lettere, dove incontra figure come Alessandro Parronchi e Luigi Baldacci. Pittore, incisore, illustratore, ma anche curatore e promotore culturale (è tra i fondatori della rivista Ombrone), Tesi ha sempre attraversato i linguaggi con una naturalezza che rifugge classificazioni rigide. Non a caso si definisce «pittore con la tentazione di scrivere»: una formula che non è semplice vezzo, ma chiave interpretativa di un lavoro in cui segno e parola tendono costantemente a sfiorarsi.
La mostra di Pescia raccoglie ventisette opere realizzate nel 2025 appositamente per questa occasione: dieci inchiostri a colori su carta e diciassette pastelli a cera monocromi, tutti di grandi dimensioni. È proprio il formato ampio a rivelare una necessità strutturale del lavoro di Tesi: lo spazio non basta mai, la superficie è un campo da saturare, un territorio da occupare fino al limite dell’annullamento.
Il titolo, Visceralità primitiva, restituisce con immediatezza il cuore del progetto. Qui non c’è alcuna volontà di costruire un racconto lineare o pacificato. Le opere sembrano piuttosto emergere da un magma interiore fatto di sogni, visioni, stati d’animo, talvolta allucinazioni. I soggetti, quando affiorano, non si offrono mai come immagini definitive: sono presenze instabili, figure che si compongono e si disfano dentro una trama fittissima di segni. Lettere, frammenti di grafia, tracce di scrittura si intrecciano alle forme, non come didascalie ma come impulsi, come detonatori di senso.
È in questa tensione tra pittura e scrittura che si gioca la specificità della ricerca di Tesi. La lettera non è mai puro elemento tipografico, né la parola si cristallizza in discorso compiuto. Piuttosto, entrambe si fanno materia visiva, segno tra i segni. La grafia, reiterata fino allo stordimento, diventa gesto corporeo, ritmo, respiro. In questo senso la “visceralità” evocata dal titolo non è metafora generica, ma condizione fisica del fare: il disegno come atto che nasce dal corpo prima che dalla mente.

Lo stesso artista descrive il proprio processo creativo come una voracità inesausta. «La superficie che utilizzo per lavorare non mi basta mai: vado sempre oltre», scrive. Il segno viene tracciato, inghiottito, sommerso da altri segni in un accumulo che è insieme costruzione e cancellazione. C’è in queste parole un’eco quasi espressionista, ma Tesi evita ogni enfasi drammatica: il conflitto non si traduce in teatralità, bensì in densità. Le opere non gridano, piuttosto insistono. Si addensano fino a creare campi vibranti in cui l’occhio è costretto a perdersi.
Nei lavori a colori, l’inchiostro produce stratificazioni luminose che accentuano la dimensione visionaria. Nei monocromi a pastello a cera, invece, il registro si fa più asciutto e concentrato, come se la limitazione cromatica costringesse l’energia del segno a una disciplina ulteriore. In entrambi i casi, ciò che emerge è una tensione costante tra accumulazione e dissolvimento: l’immagine nasce dall’eccesso e rischia continuamente di scomparire in esso.

Visceralità primitiva non mette in scena il risultato, ma il processo. Non offre forme chiuse, ma tracce di un’urgenza. In un panorama artistico spesso orientato verso l’idea, il progetto o il dispositivo concettuale, Tesi rivendica la centralità dell’atto: il disegnare come necessità non mediabile, come risposta a un’ansia che spinge a riempire lo spazio senza tregua. È un’arte che non teme l’eccesso, anzi lo assume come condizione di verità.
La scelta della Fondazione POMA Liberatutti di ospitare questa mostra appare coerente con la propria vocazione di factory culturale aperta al dialogo tra linguaggi. Situata in un ex opificio sulle sponde del fiume Pescia, la Fondazione si configura come spazio di sperimentazione e incontro, capace di accogliere mostre, spettacoli, attività formative e momenti di convivialità. In questo contesto, il lavoro di Tesi trova un ambiente adatto: un luogo in cui la ricerca del bello non è separata dalla dimensione del confronto e della condivisione.
Il catalogo, pubblicato nella collana PomArte e curato da Marta Convalle, accompagna l’esposizione con contributi critici che approfondiscono le diverse stratificazioni della ricerca dell’artista, offrendo strumenti utili per orientarsi in un universo visivo volutamente non pacificato. Con Visceralità primitiva, Paolo Tesi conferma la fedeltà a una linea personale e riconoscibile, lontana da appartenenze e mode. La sua è una pittura che nasce dall’urgenza e non cerca consolazioni: un corpo a corpo con il foglio che diventa, per chi guarda, esperienza altrettanto fisica e coinvolgente.
