Napoli, Storie di indipendenza
Di Mario Conforto
C’è un pomeriggio d’inverno, a Napoli, in cui il dibattito sulla giustizia esce dalle aule giudiziarie e si consegna al confronto pubblico, assumendo il tono della riflessione civile e dell’impegno democratico. Accade il 10 febbraio, nella sede cittadina dell’ARCI, in via Carlo de Marco 4, quando magistrati e avvocati si ritrovano per interrogarsi sul senso profondo dell’indipendenza del giudice e sulla tutela del cittadino dinanzi all’autorità giudiziaria, in un momento storico segnato da proposte di riforma capaci di incidere sull’equilibrio costituzionale dei poteri.
L’iniziativa, significativamente intitolata ‘Storie di indipendenza’, si propone di analizzare — con sguardo critico e argomentazioni giuridicamente fondate — le ragioni del dissenso nei confronti della cosiddetta riforma Nordio, mettendo al centro non l’astrazione normativa, bensì l’esperienza concreta dei diritti. A essere chiamata in causa è la funzione giurisdizionale nella sua dimensione più delicata: quella che incrocia le vite delle persone, i legami familiari, il lavoro, la libertà individuale.
Il confronto prende avvio dal ruolo del giudice delle persone e delle famiglie, garante di relazioni e affetti, affidato all’analisi del magistrato Stefano Celentano, che illumina la giurisdizione come presidio di umanità oltre che di legalità. Segue lo sguardo rivolto al mondo del lavoro, dove le sentenze innovative rappresentano spesso l’unico argine contro diseguaglianze e soprusi: tema affrontato dall’avvocato Carlo De Marchis Gomez, che richiama il valore del coraggio interpretativo nelle decisioni giudiziarie.
Non meno centrale è la riflessione sulla terzietà del giudice penale, cardine dello Stato di diritto, messa alla prova da processi ad alta tensione mediatica e politica. Su questo terreno si muove l’intervento dell’avvocato Roberto Imperatore, che indaga le fratture prodotte da riforme capaci di alterare la percezione di imparzialità. A chiudere il quadro, il magistrato Marco Puglia affronta il tema dei diritti personalissimi, evocando il caso Cappato come paradigma delle nuove frontiere della giurisdizione, là dove il diritto incontra le scelte ultime dell’individuo.
A introdurre e coordinare il dibattito è la magistrata Leda Rossetti, mentre le conclusioni sono affidate ai contributi di Giuseppe Sepe e Alessia Schisano, esponenti del Comitato Giustodireno, realtà impegnata nella difesa dell’autonomia della magistratura e dei principi costituzionali.
Ne emerge un racconto plurale, lontano dalla polemica contingente e vicino alla sostanza dei problemi: la giustizia come spazio di garanzia, il giudice come custode dell’equilibrio democratico, il cittadino come misura di ogni riforma. Un dialogo che, partendo da Napoli, parla al Paese intero e richiama una domanda essenziale: quale giustizia vogliamo consegnare al futuro?
