Napoli ritrova il San Carlino

Di Mario Conforto
Nel cuore di Piazza Municipio, là dove oggi scorre il traffico e pulsano le funzioni dell’amministrazione e dell’università, Napoli ha scelto di fermarsi e ricordare. È accaduto, oggi, mercoledì 14 gennaio, in una mattina densa di significato civico e culturale, quando una targa commemorativa è stata scoperta nella pavimentazione del marciapiede, in prossimità del civico 41 e degli uffici dell’Università “Parthenope”. Quel punto preciso, individuato grazie a un accurato lavoro di ricerca storica, coincide con il luogo in cui per oltre un secolo visse il Teatro San Carlino, emblema assoluto della tradizione scenica partenopea.
Il gesto, sobrio ma carico di memoria, restituisce visibilità a un’istituzione che tra Settecento e Ottocento fu laboratorio di comicità, satira e linguaggio popolare. Qui prese forma la mitologia teatrale di Pulcinella, maschera e coscienza della città, qui si forgiò una grammatica scenica capace di parlare al popolo e al mondo. Non a caso, la proposta di segnare questo luogo è nata da chi quella storia l’ha studiata e incarnata: Carmine Coppola, Barbara De Luca e Marco Spinosa, esponenti del gruppo storico degli attori legati al San Carlino, la cui iniziativa è stata accolta all’unanimità dalla Commissione Consultiva per la Toponomastica Cittadina.
Fondato nel 1740 per volontà di Gennaro Brancaccio e riedificato nel 1770 dai coniugi Tomeo, il teatro divenne rapidamente un punto di riferimento imprescindibile della vita culturale napoletana. Autori come Salvatore Di Giacomo ne hanno celebrato il ruolo nel definire l’identità popolare della città. La sua vicenda si interruppe bruscamente nel 1884, quando il San Carlino venne demolito nell’ambito dei grandi interventi di risanamento urbanistico che mutarono radicalmente il volto del centro storico. Da allora, la sua assenza è rimasta una ferita silenziosa nella topografia culturale di Napoli.
Lo scoprimento della targa rappresenta l’esito conclusivo di un articolato iter istituzionale, che ha coinvolto la Municipalità 2, la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio e gli organi preposti alla tutela. Trattandosi di un’area soggetta a vincolo monumentale, l’intervento ha richiesto specifici nulla osta tecnici e l’autorizzazione della Prefettura di Napoli, a garanzia della salvaguardia del contesto urbano e storico.
Alla cerimonia hanno preso parte, oltre alla vicesindaca Laura Lieto, numerose personalità del mondo culturale e istituzionale: Nino Daniele, l’artista Lello Esposito, rappresentanti delle Forze Armate – Carabinieri, Guardia di Finanza e Polizia Locale – e i professori Lazzarich e D’Agostino. Presenze diverse, accomunate dalla consapevolezza che la memoria non è un esercizio nostalgico, ma un atto politico e civile.
«La pietra che oggi mettiamo è un modo per tenere viva la memoria e per ricordare ai passanti che in questo luogo sorgeva uno dei teatri più importanti di Napoli», ha dichiarato la vicesindaca Lieto, sottolineando come anche un segno minimo possa assumere un valore collettivo profondo. «Quando qualcosa richiama l’attenzione sulla storia condivisa, dobbiamo sentirci soddisfatti come comunità e come città».
Con questa installazione, Napoli non si limita a commemorare un edificio scomparso: ricuce un frammento della propria identità, riaffermando il legame tra spazio urbano e tradizione culturale. Il Teatro San Carlino, pur privo di mura e sipari, torna così a parlare ai cittadini e ai visitatori, affidando alla pietra il compito di raccontare una storia che continua a vivere nel linguaggio, nella comicità e nell’anima stessa della città.
