Napoli riscopre i suoi pupi: memoria, identità e patrimonio culturale nel ricordo di Salvatore Verbale
Di Mario Conforto
Nel cuore della tradizione teatrale partenopea, tra memoria popolare e ricerca storica, mercoledì 11 marzo alle ore 15 il Teatro Totò di Napoli, in via Frediano Cavara, ospiterà l’incontro ‘I pupi di Napoli e la Convenzione di Faro. Storia, memoria e patrimonio culturale immateriale’. Un appuntamento che unisce studio, testimonianza e impegno civile nel nome di Salvatore Verbale, discendente di una storica famiglia di pupanti e già segretario della Fondazione Valenzi, al quale l’iniziativa è dedicata.
L’incontro nasce con un obiettivo preciso: riaccendere i riflettori su una tradizione scenica che per secoli ha incarnato l’immaginario popolare napoletano, riportando all’attenzione della comunità culturale e accademica il valore del teatro dei pupi. Questo genere spettacolare – diffusissimo nei quartieri popolari fino alla metà del Novecento – rappresentava un vero e proprio teatro epico e popolare, nel quale cavalieri, eroi e personaggi del folklore prendevano vita grazie alla maestria dei pupari. I pupi, a differenza delle marionette, sono sorretti da aste metalliche che permettono movimenti rapidi e combattimenti scenici, elemento che conferisce alle rappresentazioni una forte dimensione drammatica e spettacolare.
L’iniziativa è promossa dalla Fondazione Valenzi, che intende proseguire e sviluppare il lavoro di ricerca avviato proprio da Verbale su questa forma di teatro di figura. In quest’ottica sarà istituita, in collaborazione con il Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università Federico II, la borsa di studio “Salvatore Verbale”, destinata a sostenere nuovi studi sulle tradizioni teatrali popolari.
Ad aprire l’incontro saranno i saluti di Marco Alifuoco, responsabile del progetto Agendo, di Davide Ferri del Teatro Totò, di Andrea Mazzucchi dell’Università Federico II e di Lucia Valenzi, presidente della Fondazione. Seguiranno gli interventi dello storico e saggista Nino Daniele, del maestro burattinaio Bruno Leone, della ricercatrice del Cnr Eleonora Giovene di Girasole, della regista e studiosa Federica Catalano e dello studioso e collezionista di teatro di figura Aldo De Martino.
Particolarmente significativa sarà la parte dedicata alle testimonianze delle famiglie Corelli, Farina e Verbale, custodi di una tradizione artistica tramandata di generazione in generazione. Non si tratta soltanto di un ricordo affettivo: dietro quei cognomi si nasconde una vera genealogia del teatro popolare napoletano, fatta di botteghe, teatrini di quartiere e repertori che affondano le radici nella letteratura cavalleresca e nelle storie dei Paladini di Francia, raccontate per secoli nei teatrini del Sud Italia.
Il momento conclusivo dell’iniziativa sarà la presentazione del Manifesto per il riconoscimento della tradizione dei Pupi di Napoli come patrimonio culturale immateriale della Campania, un documento che mira a tutelare e valorizzare una pratica artistica oggi meno conosciuta rispetto alle celebri scuole siciliane, ma che molti studiosi considerano tra le più antiche tradizioni dell’Opera dei pupi in Italia.
L’incontro, dunque, non rappresenta soltanto una commemorazione. È piuttosto un gesto culturale e politico nel senso più alto del termine, volto a riaffermare il valore della memoria collettiva e del patrimonio immateriale. In linea con i principi della Convenzione di Faro, il progetto sottolinea come le comunità siano protagoniste nella tutela delle proprie tradizioni, trasformando la cultura in uno spazio condiviso di identità e partecipazione.
Nel ricordo di Salvatore Verbale, Napoli torna così a interrogare una delle sue arti più popolari e meno esplorate. Perché nei pupi, nelle loro armature scintillanti e nei duelli narrati sotto le luci dei teatrini di quartiere, sopravvive un frammento autentico della storia sociale e culturale della città.
