Napoli, la strage del Rapido 904: memoria civile a quarantun anni dall’attentato
Di Mario Conforto
Alle 12:15 del 23 dicembre 2025, nell’Atrio della Stazione Centrale di Napoli, la città si raccoglie per la consueta cerimonia commemorativa della Strage del Rapido 904, alla presenza dei familiari delle vittime, delle Istituzioni e di rappresentanti del Terzo Settore. All’iniziativa partecipa il sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi. Al termine, il corteo si muoverà verso il Binario 11, presso la targa commemorativa, per un omaggio silenzioso alle persone che persero la vita.
Quel binario non è un dettaglio logistico, ma un luogo della memoria. Da lì, la sera del 23 dicembre 1984, partì il Rapido 904 diretto a Milano. Poche ore dopo, una carica esplosiva collocata su uno dei vagoni deflagrò mentre il convoglio attraversava la galleria dell’Appennino, nei pressi di San Benedetto Val di Sambro. Il bilancio fu drammatico: sedici vittime e centinaia di feriti, in uno dei più gravi attentati dell’Italia repubblicana.
La ricostruzione giudiziaria, maturata nel corso degli anni, ha collocato l’evento in un contesto criminale complesso, segnato dall’intreccio fra terrorismo e criminalità organizzata, con l’obiettivo di destabilizzare e di colpire simbolicamente il Paese in un momento di grande mobilità, alla vigilia delle festività. Senza cedere a letture ideologiche, gli atti processuali hanno restituito la fisionomia di un delitto premeditato, concepito per seminare paura e disorientamento collettivo.
La commemorazione napoletana rinnova così un impegno che va oltre il rito. Ricordare, in questo caso, significa ricomporre il nesso tra storia e coscienza civile, riaffermare il valore della verità accertata e della giustizia, e custodire i nomi di chi non tornò a casa. Il silenzio che accompagna l’omaggio al Binario 11 non è vuoto: è una pausa densa, che affida alla memoria il compito di vigilare sul presente.
In una stazione che ogni giorno è crocevia di partenze e ritorni, Napoli ribadisce che la memoria pubblica non è un esercizio del passato, ma un atto di responsabilità verso il futuro.
