Napoli invisibili del ’43: il saggio di Pennone alla Feltrinelli
Di Mario Conforto
Stasera, mercoledì 3 giugno, alle ore 18, nella sede storica della libreria Feltrinelli di Piazza dei Martiri a Napoli, si terrà la prima presentazione pubblica di ‘Indomita. Le Quattro Giornate di Napoli’, l’ultimo saggio del giornalista Domenico Pennone, pubblicato dalla storica casa editrice partenopea Giannini Editore nella collana ‘Sorsi’. Un appuntamento che unirà la memoria civile alla riflessione storiografica, in uno dei luoghi simbolo della cultura napoletana: quella stessa piazza che porta nel nome il tributo ai caduti per la libertà.
Il volume si avvale della prefazione dello storico Guido D’Agostino e propone una rilettura dell’insurrezione popolare del settembre 1943 attraverso un’analisi meticolosa di documenti d’archivio, bandi e testimonianze dell’epoca. L’opera fa dialogare la precisione del dato d’archivio con la forza della memoria orale, indagando le radici politiche e sociali della rivolta e documentando come Napoli, abbandonata dalle istituzioni dopo l’8 settembre 1943, ritrovò la propria dignità civile attraverso la lotta armata.
Ciò che rende il testo di Pennone singolare nel panorama saggistico italiano è la scelta metodologica di restituire protagonismo a chi la storia ufficiale ha spesso relegato ai margini. Attraverso documenti d’archivio e un’accurata analisi storiografica, il giornalista ricostruisce un mosaico sociale fatto di figure spesso dimenticate, in un racconto corale che ridà voce agli «invisibili» delle Quattro Giornate. Fra questi, il dato ufficiale dei 1.589 partigiani riconosciuti dalla Commissione ministeriale per il riconoscimento partigiano (Fondo Ricompart); la storia inedita di Domenico, tranviere che osò schiaffeggiare un fascista per difendere una donna, e la partecipazione di studenti, femminielli e giovani eroi come Gennaro Capuozzo e Maddalena Cerasuolo.
Proprio quei nomi evocano vicende divenute emblema della resistenza partenopea. Nei giorni dell’insurrezione, che prese avvio il 28 settembre 1943 e si concluse vittoriosamente il 30, caddero in combattimento 168 patrioti, tra cui il dodicenne Gennaro Capuozzo, mentre 162 furono i feriti e 140 le vittime civili. Gli Alleati entrarono nel capoluogo il 1° ottobre. Maddalena Cerasuolo, operaia di 23 anni conosciuta come «Lenuccia», si unì a un gruppo di partigiani contribuendo a salvare una fabbrica di scarpe dalla distruzione e il Ponte della Sanità, struttura nevralgica per l’accesso alla città.
Già dal 23 settembre 1943, a seguito dell’Editto Scholl che imponeva a circa trentamila napoletani di età compresa tra i 18 e i 33 anni di presentarsi spontaneamente ai centri di reclutamento per essere deportati in Germania, le donne partenopee avevano cominciato a nascondere figli, mariti e fratelli per sottrarli ai rastrellamenti dell’esercito occupante.
L’opera si propone come un atto di public history e di dovere civico, lontano dalla retorica monumentale, con l’obiettivo di restituire complessità e umanità all’insurrezione popolare che rese Napoli la prima grande città d’Europa a liberarsi autonomamente dall’occupazione nazifascista.
Alla presentazione, dopo i saluti di Giulia Giannini per Giannini Editore, prenderanno parte Guido D’Agostino, presidente dell’Istituto campano per la storia della resistenza, dell’antifascismo e dell’età contemporanea «Vera Lombardi», e Ottavio Lucarelli, presidente dell’Ordine dei giornalisti della Campania. Modererà i lavori Tiuna Notarbartolo, giornalista e direttrice del Premio Elsa Morante.
Pennone, già capo Ufficio stampa della Città metropolitana di Napoli, vanta una lunga esperienza nella divulgazione documentaristica e saggistica, avendo pubblicato per Maggioli, Il Sole 24 Ore e Formez, e curato il documentario ‘Maurizio Valenzi: 100 anni di una vita meravigliosa’. Con ‘Indomita’, il giornalista consegna al lettore contemporaneo non una celebrazione retorica, bensì uno strumento critico per comprendere quanto accadde in quei quattro giorni di settembre in cui una città, lasciata sola, scelse di non piegarsi.
