Di Mario Conforto

Nel cuore di Napoli, là dove la storia sembra sedimentarsi tra pietra e memoria, riemerge un frammento di passato che ancora interroga il presente. È la mostra «Napoli 1938-1943», ideata dal professor Andrea D’Onofrio dell’Università Federico II, che restituisce, attraverso una sequenza di fotografie in parte inedite, l’immagine di una città sospesa tra servitù ideologica e riscatto civile, tra la propaganda del regime e l’orgoglio delle Quattro Giornate.
Allestita nella suggestiva cornice della chiesa di San Severo al Pendino, l’esposizione accompagna il visitatore in un percorso visivo di forte impatto, che si snoda dal periodo dell’alleanza tra l’Italia fascista e la Germania nazista fino ai giorni tumultuosi della rivolta popolare del 1943. Ogni fotografia diventa documento, ma anche ferita, sguardo, testimonianza di una Napoli che viveva la guerra tra illusioni e macerie.
Alcune immagini, per la loro forza evocativa, appaiono quasi stranianti: i gerarchi tedeschi immortalati sul belvedere di Coroglio, di fronte a Nisida, o le svastiche che campeggiano in piazza del Plebiscito e negli stabilimenti dell’Italsider di Bagnoli, dove si celebrava un pranzo “sociale” fra operai italiani e tedeschi. Scatti che restituiscono l’estetica del consenso e, insieme, l’ambiguità di un’epoca in cui la città partenopea divenne crocevia di poteri e simboli.
La ricerca, condotta con rigore filologico, ha attinto a fondi fotografici di straordinario valore — fra cui gli archivi Parisio-Troncone e Carbone — riportando alla luce fotografie mai pubblicate, spesso custodite per decenni lontano dallo sguardo pubblico. Un lavoro di recupero che non si limita alla ricostruzione storica, ma assume il valore di un atto civile, un invito alla memoria e alla riflessione collettiva.
Dopo l’allestimento napoletano, la mostra intraprenderà un itinerario didattico nelle scuole della Campania che ne hanno fatto richiesta, portando agli studenti non solo immagini, ma un metodo: quello di guardare la storia con occhi critici, consapevoli che la libertà si difende anche nel ricordo delle sue assenze.
Un viaggio dunque nel tempo, ma soprattutto nell’anima di una città che, pur devastata dalla guerra, seppe ritrovare nella dignità del popolo la propria rinascita morale.
