“Lingue Migranti”: A Napoli il Teatro si fa crisi e alleanza tra popoli
Di Mario Conforto
A Napoli, nel cuore pulsante di Forcella, prende vita un’iniziativa culturale che promette di ridefinire i confini dell’espressione scenica. Non è specificato se un’unica data o un ciclo, ma di certo questo progetto artistico, denominato “Lingue Migranti” – come si evince dal suggestivo manifesto – trasforma i locali di via Vicaria Vecchia 23 in un crocevia di culture e talenti. Chi sono gli attori di questa metamorfosi? Italiani e stranieri, una congiunzione eterogenea di registi, coreografi, musicisti e fotografi provenienti dai quattro angoli del globo. Cosa si propongono di realizzare? La genesi di un’opera teatrale totale, una vera e propria officina d’arte fondata sulla contaminazione e sul principio che la diversità rappresenti una linfa vitale, un’autentica ricchezza per la comunità. Perché tutto ciò? L’intento è chiaro: costruire un ponte tra universi talvolta distanti e, attraverso la forza aggregante dell’arte, rifondare un senso profondo di alleanza e unione tra gli individui.
Il Laboratorio Interculturale: Un Mosaico di Idiomi e Linguaggi
L’iniziativa, promossa da “Teatri di Sete” in collaborazione con le associazioni dei migranti: Hamef, Crasa, Aies, Alba, Ghost Shoot e altri partner, si configura come un vero e proprio percorso teatrale di intercultura, andando oltre la semplice mise en scène. Lo spazio di lavoro diventa un atelier sincretico, dove il mescolarsi dei partecipanti non è accidentale ma voluto, un vero e proprio fondamento drammaturgico. La forza motrice di «Lingue Migranti» risiede, infatti, nella convergenza di lingue e linguaggi artistici eterogenei. Le sonorità e gli idiomi di attori di svariate origini si intrecciano e si fondono, dando vita a una tessitura verbale e sonora in continua evoluzione. Non solo prosa: lo spettacolo culminante vedrà la confluenza armonica di danza, canto e recitazione, in un lavoro che coinvolge integralmente corpi e voci. L’obiettivo è quello di superare le barriere linguistiche e culturali, usando la performance come veicolo di intesa universale.
La filosofia filologica e sociale del progetto
Da una prospettiva più squisitamente filologica, il titolo stesso, “Lingue Migranti”, suggerisce una riflessione profonda sul dinamismo del linguaggio. La lingua, intesa come logos e come patrimonio identitario, non è vista come un’entità statica, ma come un organismo vivo in movimento, in perenne migrazione e trasformazione, arricchendosi ad ogni nuovo contatto. Questo processo, ben noto agli studiosi della filologia romanza e del koiné linguistico, trova qui una sua espressione concreta e attualissima. È l’espressione di una comunità che si interroga sul proprio divenire, che cerca strade sempre nuove per riscoprire e rinsaldare il legame umano.
Per partecipare a questa straordinaria esperienza sinergica, che si preannuncia come uno degli appuntamenti più significativi nel panorama culturale partenopeo dedicato all’integrazione, sono disponibili le informazioni per le prenotazioni.
Per informazioni e adesioni è possibile scrivere a teatridiseta@gmail.com o contattare i numeri 347.4600578 e 339.3248394.
