“Lambrette a Bologna” fino al 12 luglio 2026
Fino al prossimo 12 luglio il Museo del Patrimonio Industriale del Settore Musei Civici del Comune di Bologna ospita l’esposizione Lambrette a Bologna, lo scooter icona della motorizzazione popolare prodotta dal 1947 al 1971 nello stabilimento Innocenti di Lambrate (MI).
L’iniziativa, fruibile fino al 12 luglio 2026, è inserita nel programma della Giornata nazionale del Made in Italy promossa dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy, che ricorre il 15 aprile 2026 e che è dedicata alla promozione della creatività e dell’eccellenza italiana.
Nata da un’intuizione dell’ingegnere aeronautico Pier Luigi Torre, rivoluzionò immediatamente il concetto di mobilità, grazie a una struttura a tubo unico che garantiva una rigidità e una leggerezza superiori rispetto ai telai a scocca autoportante montati dalla concorrenza.
La sospensione anteriore a doppio braccio e il posizionamento centrale e ribassato del motore assicuravano poi la stabilità di guida.
Ma le novità non si esaurirono qui: nel 1957 fu introdotto l’avviamento elettrico (la Innocenti fu la prima a farlo, grazie a una costante ricerca tecnologica); nel 1962 fu montato il primo freno a disco anteriore; nel 1968 fu la volta della miscelazione olio-benzina separata; e nel 1970 quella dell’accensione elettronica.

La Lambretta si trasformò così in una vera e propria icona a livello mediatico, culturale e sociale.
Nel 1960 divenne infatti lo scooter ufficiale delle Olimpiadi di Roma di quella edizione; comparve inoltre in numerose pellicole cinematografiche; ebbe testimonial d’eccezione come Jayne Mansfield, Totò e Macario, Adriano Celentano e Giorgio Gaber, il Quartetto Cetra e Raffaella Carrà.
L’esposizione Lambrette a Bologna è frutto della collaborazione con collezionisti e appassionati del territorio del Lambretta Club Bologna, la cui Squadra Corse negli anni Sessanta vinse spesso in tutte le specialità di gare dedicate agli scooter.
I visitatori potranno ammirare 8 modelli di grande interesse tecnico e storico. Fra questi: la rara “125 carenata da Record” (se ne conoscono solo due esemplari al mondo); il prototipo di un ciclomotore “Lambretta 50”; la “125 D Corsa”, realizzata sulla base della 125 D ma con numerose modifiche tecniche; la “125 LD”, nella versione ’57, proposta al pubblico anche con l’avviamento elettrico opzionale; la “150 D”, massima evoluzione delle versioni prive di carenatura con un motore robusto e dotato di raffreddamento forzato; la “150 Li Seconda Serie”, regina delle vendite con il record di 74 unità prodotte ogni ora; l’avveniristico “LUI 50 CL” dalle linee essenziali e moderne, frutto della collaborazione con lo Studio Bertone; la potente “200 DL”, lo scooter di serie più veloce dell’epoca, equipaggiato con freno a disco interno al mozzo anteriore e prodotta anche con accensione elettronica Ducati.
Non mancano poi fotografie, cimeli, coppe, targhe e riconoscimenti legati all’iconico scooter; oltre ad alcune Lambrette giocattolo a molla, tipiche degli anni dal 1948 al 1950.

L’esposizione Lambrette a Bologna osserva il seguente orario di apertura: giovedì e venerdì dalle ore 9.00 alle ore 13.00; sabato e domenica dalle ore 10.00 alle ore 18.30; sabato 25 aprile 2026 (Festa della Liberazione) dalle ore 10.00 alle ore 19.00; martedì 2 giugno 2026 (Festa della Repubblica) dalle ore 10.00 alle ore 19.00. Chiusura completa dal lunedì al mercoledì.
Fra le attività di mediazione organizzate per valorizzare segnaliamo il percorso guidato intitolato Il sogno delle due ruote, in programma per domenica 26 aprile 2026 alle ore 16.00: in questa occasione verrà approfondito il ruolo centrale dell’industria motoristica nella storia della città di Bologna, con un particolare focus sulla dimensione sociale di questo fenomeno: le due ruote come simbolo di libertà, innovazione e identità collettiva.
Per partecipare a questa attività – già ricompresa nel biglietto di ingresso al museo – occorre prenotarsi entro le ore 13,00 di venerdì 24 aprile (051 6356611 – museopat@comune.bologna.it). Le immagini sono a cura del Museo del Patrimonio Industriale di Bologna.
