Treviso, “La paura ha mille forme”: per “Non avere paura”, lo spettacolo de Gli Stra-Vaganti

«La paura ha mille forme. Siamo esseri fatti di paura… Quanto vogliamo varcare la soglia dell’ignoto?»
Le parole di Fabio Carlet hanno accolto il pubblico che ha riempito la chiesa di San Teonisto di Treviso per assistere a “Non avere paura”, il nuovo spettacolo della compagnia Gli Stra-Vaganti, messo in scena sabato 29 novembre sotto la direzione di Francesca Bornello, con la consulenza artistica di Silvia Busato.
Da quei versi è nato un viaggio teatrale che ha attraversato fragilità, desideri, memorie e gesti. Non un semplice spettacolo, ma l’esito di un percorso profondo che affonda le sue radici nella collaborazione ventennale tra l’Associazione Psiche2000 e il Dipartimento di Salute Mentale dell’ULSS 2, un’alleanza che ha trasformato il teatro in un vero strumento di cura, dialogo e comunità. L’iniziativa fa parte del laboratorio teatrale 2024/2025 dedicato ai pazienti del DSM ULSS 2, all’interno del progetto condiviso con ULSS 2, ATI Altamira Consorzio Restituire e Associazione Psiche2000.
Gli attori — straordinari nel restituire autenticità e delicatezza — hanno portato sul palco i tanti modi in cui la paura si manifesta: come un guscio che protegge, come un’ombra che blocca, come una voce che invita a non restare fermi.
Gesti, sguardi, narrazioni, poesie hanno composto un racconto corale in cui il pubblico si è riconosciuto, perché la paura, come ricorda Carlet, «fa parte di noi da sempre».

Una storia che nasce dall’incontro tra arte e salute mentale. La compagnia Gli Stra-Vaganti, fondata nel 2005 grazie all’unione tra Psiche2000 e il Dipartimento di Salute Mentale, lavora da anni per contrastare lo stigma che circonda il disagio psichico. Attraverso il teatro, negli anni ha dato vita a progetti con scuole e associazioni, contribuendo a cambiare lo sguardo della comunità sulla fragilità umana.
Durante la serata è intervenuta la dr.ssa Carola Tozzini, direttrice del Dipartimento di Salute Mentale, che ha evidenziato l’importanza di iniziative come questa: «Per contrastare lo stigma che circonda la salute mentale è necessario rompere gli stereotipi. Attraverso la condivisione di esperienze e di vissuti si riesce a mostrare le fragilità, permettendo di mettere in rilievo perché e dove il cambiamento sarebbe più necessario. Per stare bene con il corpo devi stare bene con la testa. La salute mentale è parte integrante del benessere di ogni persona e non può essere messa in secondo piano».

Il teatro, dunque, diventa cura. «Durante il laboratorio, ha raccontato la regista Francesca Bornello, ci siamo concessi il tempo dell’ascolto e della cura. Con questo spettacolo abbiamo voluto restituire quel percorso, condividendo domande, fragilità e il valore della compassione».
