La Fondazione Raffaella Carrà ha compiuto il primo mese di vita
Il 18 giugno scorso alle ore 12,00 è stata ufficialmente presentata la Fondazione Raffaella Carrà Ets (ente del terzo settore, ndr), creata con finalità di beneficenza e promozione sociale.
In particolare, le sue mission sono: il supporto ai giovani (talenti emergenti, non soltanto nel mondo della musica) per farli accedere a percorsi di formazione e crescita professionale; l’inclusione e la solidarietà (aiuto alle persone fragili e di chi non dispone delle risorse necessarie per il proprio sostentamento); custodia e valorizzazione dell’eredità lasciata dall’artista.
La fondazione nasce a quasi 5 anni dalla scomparsa della donna, avvenuta il 5 luglio 2021, e si è tenuta in un giorno molto particolare: il compleanno dell’artista. Quale location è stata scelta la Sala Auditorium del Palazzo delle Esposizioni a Roma.
All’evento erano presenti Matteo Pelloni, figlio del fratello della Carrà deceduto prematuramente, l’ideatore e presidente della fondazione, Gian Luca Pelloni Bulzoni – nonché figlio adottivo ed erede universale della Carrà – e numerosi collaboratori storici della soubrette.
Pelloni Bulzoni, classe 1964, ha lavorato a fianco dell’artista per oltre vent’anni: dapprima sua guardia del corpo, è poi divenuto suo confidente e braccio destro. In occasione dell’ufficializzazione della fondazione, oltre a ripercorrere la vita e la carriera della donna, ha rievocato il giorno in cui lei gli ha comunicato di volerlo adottare.
Raffaella Maria Roberta Pelloni – in arte Raffaella Carrà – era nata a Bologna il 18 giugno 1943. Molto legata alle sue origini emiliano-romagnole, considerava la sua patria natìa la propria terra del cuore. In particolare, Bologna era il luogo “delle fatiche e del dovere” mentre Bellaria (Rimini), città natale di sua madre, rappresentava per lei la liberà e la spensieratezza.
Alla fine degli anni Sessanta del secolo scorso, Raffaella Carrà divenne una vera e propria icona, grazie alla partecipazione allo show Io, Agata e tu. Ma la vera consacrazione arrivò con Canzonissima, nell’autunno del 1970, grazie al suo abito aderente che metteva in mostra l’ombelico, creando un vero e proprio scandalo.
Il suo successo proseguì per decenni, anche all’estero – soprattutto in Spagna e in America Latina – ove la Carrà diviene simbolo di libertà ed emancipazione; fino a diventare una delle icone LGBTQ+ mondiali più amate di sempre. Nel 2017 ricevette il prestigioso premio come Icona Gay Mondiale.
Tre anni più tardi, in pieno lockdown per la pandemia da Covid-19, ricevette una notizia che le avrebbe cambiato per sempre l’esistenza: la diagnosi di cancro ai polmoni, malattia che la portò via per sempre.
Ed è proprio in quel 22 aprile 2020 che la Carrà redasse il proprio testamento, con l’espressa volontà che Gian Luca Pelloni Bulzoni realizzasse i progetti e le iniziative sociali che avevano sempre contraddistinto la propria vita e carriera.
Il giorno successivo, in presenza di Sergio Japino – ex compagno di vita e lungo collaboratore della donna – l’uomo riceve da lei la proposta di diventare suo figlio adottivo.
Essendo la soubrette nubile e senza figli ed essendo già deceduti i genitori di lui, non vi è stata la necessità di chiedere alcun consenso. Inoltre, il requisito della distanza d’età era rispettato e vi era la volontà da entrambe le parti di intraprendere un percorso insieme.
La volontà di Raffaella Carrà si è quindi tradotta in questa fondazione, che inizierà ora il proprio lavoro con la stessa tenacia che ha sempre contraddistinto l’artista.
