"La conoscenza è potere". Fatou Diako, il sogno di una Napoli che cresce insieme alle donne
Di Mario Conforto
Dall’impegno per i diritti civili all’alta moda, passando per la maternità, la formazione e il lavoro. L’attivista ivoriana – e napoletana! – racconta la sua storia e il nuovo progetto dell’associazione Donna Spacca Napoli: «Vogliamo costruire una rete che trasformi il talento delle donne in opportunità concrete».

Ci sono persone che arrivano in una città e finiscono per appartenerle. E poi ci sono città che finiscono per assomigliare alle persone che le abitano. La storia di Fatou Diako è una di queste.
Originaria della Costa d’Avorio, del villaggio di Ouragahio, vive a Napoli da oltre vent’anni. Qui ha costruito una famiglia, ha cresciuto due figli, ha trasformato l’impegno civile in una missione quotidiana ed è diventata una delle voci più autorevoli sui temi dell’inclusione, dei diritti umani, della libertà di informazione e dell’emancipazione femminile. Nel suo percorso si intrecciano esperienze associative, battaglie per i diritti dei migranti e delle donne, collaborazioni con il mondo del giornalismo civile e un impegno costante nel promuovere il dialogo tra istituzioni e comunità.
Oggi quella stessa esperienza prende una nuova forma attraverso Donna Spacca Napoli, l’associazione di promozione sociale nata per mettere al centro la forza delle donne, la formazione, il lavoro e la partecipazione. Un progetto che guarda oltre l’assistenza e punta alla costruzione di una rete capace di creare opportunità concrete, favorire l’incontro tra il mondo produttivo e le competenze femminili e accompagnare le donne verso l’autonomia economica e professionale.
Il primo appuntamento si intitola “Un caffè insieme tra sorrisi e nuove idee”, mercoledì 15 luglio ore 18 a CX Naples in via Galileo Ferraris 4. Non è soltanto un incontro, ma un invito a rallentare, ascoltarsi e costruire relazioni autentiche, nella convinzione che il cambiamento nasca prima di tutto dalle persone.
In questa intervista Fatou Diako racconta il suo rapporto con Napoli, le battaglie che l’hanno segnata, il valore della conoscenza, la maternità, la moda come strumento di riscatto sociale e il sogno di una città capace di riconoscere davvero il talento di ogni donna.

Fatou, sei arrivata a Napoli oltre vent’anni fa. Se dovessi raccontare oggi il tuo legame con questa città con una sola parola, quale sceglieresti?
Famiglia. È la parola che più rappresenta il mio rapporto con Napoli. Qui ho costruito la mia vita, ho sposato un napoletano e i miei figli sono metà ivoriani e metà napoletani. Ogni volta che torno in città provo la sensazione di essere a casa. Napoli mi ha dato molto e io ho cercato, ogni giorno, di restituire qualcosa attraverso il mio impegno sociale. È una città complessa, ma capace di accogliere, di creare legami autentici. Per questo oggi Napoli, per me, significa famiglia.
Da anni sei in prima linea nella difesa dei diritti delle donne, dei migranti e degli ultimi. C’è una storia che ha cambiato profondamente il tuo modo di vivere questo impegno?
Ce n’è una che porterò dentro per tutta la vita. È la storia di Yaya Sangaré, sopravvissuto a un terribile naufragio nel Mediterraneo in cui ha perso la moglie, tre figli e il fratello. Si salvarono soltanto lui e la piccola Déborah. Con la nostra associazione e insieme ai giornalisti di Articolo21, in particolare Désirée Klain, gli siamo stati vicini fin dai primi giorni. Ricordo un uomo devastato dal dolore. Oggi vive in Francia, ha ricostruito parte della sua vita e ha avuto un altro figlio, ma certe ferite non si rimarginano mai. Sono passati quasi dieci anni e continuiamo a sentirci. Quando posso lo raggiungo a Parigi con i miei figli, che sono cresciuti insieme a Déborah. Quella storia mi ha insegnato che dietro la parola ‘migrante’ esistono persone, famiglie, affetti, vite spezzate. Da allora il mio impegno ha assunto un significato ancora più profondo.
Un caffè insieme tra sorrisi e nuove idee”: perché avete scelto proprio un caffè come simbolo del vostro progetto?
Perché oggi manca soprattutto una cosa: l’ascolto. Viviamo in una società che corre continuamente, ma ascolta sempre meno. Noi vogliamo invertire questa tendenza. Prima ancora di proporre soluzioni bisogna conoscere le persone, capire i loro bisogni, mettersi accanto a loro. L’idea del caffè nasce proprio da questo: creare uno spazio semplice, informale, dove guardarsi negli occhi e costruire relazioni. Donne Spaccanapoli vuole diventare un ponte tra le donne e il mondo del lavoro. Andremo nelle aziende, incontreremo imprenditori, ascolteremo le esigenze delle imprese e quelle delle donne che cercano un’occupazione. Il nostro obiettivo è creare opportunità concrete. E tutto parte dall’ascolto.
Parli spesso di inclusione. Ma secondo te qual è il passo che Napoli deve ancora compiere?
Oggi si parla molto di integrazione. Io preferisco parlare di riconoscimento. Non basta accogliere una persona; bisogna riconoscerla come cittadina, come parte della comunità, capace di contribuire alle decisioni e al futuro della città. A Napoli vivono migliaia di persone che sono qui da decenni, lavorano, pagano le tasse, crescono i figli, ma troppo spesso continuano a essere considerate semplicemente ‘straniere’. L’inclusione diventa vera soltanto quando si passa dal parlare delle persone al costruire insieme alle persone.
Accanto all’impegno sociale c’è una passione che sorprende molti: la moda. Cosa rappresenta per te?
La moda racconta identità. Un abito non è soltanto un vestito. È cultura, storia, appartenenza. Per questo ho deciso di rimettermi a studiare. Frequento l’ITS Academy Campania nel corso di alta moda donna, dopo avere iniziato il mio percorso all’Accademia IUAD. Ogni giorno imparo qualcosa di nuovo. Credo profondamente che la formazione rappresenti il vero strumento di emancipazione. Anche la creatività può diventare lavoro, autonomia economica e riscatto sociale.
Sei madre, studentessa, attivista e punto di riferimento per tante persone. Dove trovi ogni giorno la forza di andare avanti?
La mia forza sono i miei figli. Qualche giorno fa Marco mi ha detto una frase che porterò sempre con me: ‘Mamma, Napoli dovrebbe premiarti perché sei un esempio’. Mi sono commossa. Non esiste premio più bello del riconoscimento dei propri figli. Loro vedono i sacrifici che faccio ogni giorno: mi alzo all’alba, mi occupo della famiglia, frequento le lezioni, studio fino a sera. Eppure mi sostengono. Questo significa che hanno capito il valore dell’impegno. Vorrei che tutte le donne sapessero una cosa: essere madre non significa rinunciare ai propri sogni.
Qual è il sogno che hai oggi per Napoli e il messaggio che vuoi lasciare alle donne che parteciperanno all’incontro di Donne Spaccanapoli?
Il mio sogno è una città dove nessuna donna debba scegliere tra la propria famiglia e il proprio futuro. Una città che investa nella formazione, nelle competenze e nel lavoro femminile. Alle donne voglio dire di credere in se stesse. Studiate. Formatevi. Imparate un mestiere. La conoscenza è potere. È la più grande forma di libertà. Nessuno potrà mai portarvi via quello che avete imparato.”
L’ultima domanda è personale. Se oggi potessi sederti davanti a un caffè con la Fatou arrivata dalla Costa d’Avorio più di vent’anni fa, cosa le diresti?
Soprattutto le direi una cosa: non sei sola. Vorrei ringraziare tutte le donne dell’associazione Donna Spacca Napoli. Questa intervista porta il mio nome, ma dietro ogni parola c’è una squadra fatta di donne che hanno creduto in questo progetto e hanno scelto di camminare insieme. Donne con storie diverse, provenienze diverse, competenze diverse, ma unite dalla stessa convinzione: il cambiamento nasce dalla conoscenza, dal lavoro e dalla partecipazione. Io credo nella forza delle donne. Insieme possiamo costruire una Napoli più giusta, più aperta e più ricca di opportunità. È questa la sfida che abbiamo scelto di affrontare. E siamo soltanto all’inizio.”
