Il plebiscito del 1860 torna al centro del dibattito: a Napoli la presentazione del volume di Pinto
Di Mario Conforto
Nel cuore della città, tra le carte ingiallite e le tracce della memoria nazionale custodite dall’Archivio di Stato di Napoli, il prossimo 6 maggio 2026, alle ore 16, la Sala Catasti ospiterà un appuntamento che si annuncia di alto profilo scientifico e civile: la presentazione del volume ‘Il plebiscito del 1860. Unificazione, legittimazione, reazione nel Mezzogiorno e in Sicilia’, curato da Carmine Pinto.
L’iniziativa, inserita nel ciclo ‘Dialoghi di Carta’ promosso dal Ministero della Cultura, riunisce studiosi e istituzioni attorno a uno dei passaggi più controversi e decisivi del Risorgimento italiano: il voto popolare che, nell’autunno del 1860, sancì l’annessione del Mezzogiorno al nascente Regno d’Italia.
Un passaggio fondativo tra consenso e interrogativi
Il 21 ottobre 1860, mentre l’eco delle campagne garibaldine non si era ancora spento, milioni di cittadini delle ex province borboniche furono chiamati alle urne per rispondere a un quesito tanto semplice quanto dirimente: aderire o meno a un’Italia «una e indivisibile» sotto la monarchia sabauda.
I numeri restituiscono un consenso pressoché unanime: oltre il 99% di voti favorevoli sia nelle province napoletane sia in Sicilia. Tuttavia, proprio questa schiacciante convergenza ha alimentato, nel tempo, un dibattito storiografico tutt’altro che sopito, con interrogativi sulla reale libertà del voto e sulle condizioni in cui si svolsero le consultazioni.
Il plebiscito, dunque, non fu soltanto un atto politico, ma anche un dispositivo di legittimazione, attraverso cui il processo unitario cercò un fondamento popolare, trasformando una conquista militare in scelta collettiva.
Il volume: una rilettura critica del Mezzogiorno
È su questa linea interpretativa che si colloca il lavoro curato da Carmine Pinto, docente dell’Università di Salerno, che propone una riflessione articolata sul rapporto tra unificazione, consenso e resistenze nel Sud.
Il libro si concentra in particolare sui plebisciti di Napoli e Sicilia, indagandone il processo politico, le pratiche operative, le rappresentazioni simboliche e i discorsi ideologici, fino allo svolgimento concreto delle consultazioni. A sorreggere questa ricostruzione è un gruppo di ventiquattro studiosi, impegnati in un’ampia indagine su una straordinaria mole documentaria, con l’obiettivo di restituire l’evento al suo tempo storico, ricomponendone la complessità all’interno delle dinamiche dell’Italia meridionale.
A dialogare con l’autore saranno figure di primo piano della ricerca storica: Renata De Lorenzo, presidente della Società napoletana di storia patria, Laura di Fiore, direttrice dell’Istituto italiano per la storia del risorgimento – Comitato di Napoli, e Francesco Mastroberti, dell’Università di Bari ‘Aldo Moro’.
Uno straordinario laboratorio politico e sociale
«Questo libro ci mostra il plebiscito meridionale del 21 ottobre 1860 come uno straordinario laboratorio – spiega Carmine Pinto – un evento che segnò un coinvolgimento di massa della popolazione, oltre al definitivo consolidamento della nazione risorgimentale».
Lo storico insiste sulla necessità di ricondurre quella stagione alla sua dimensione concreta: «Restituire questo snodo al contesto che lo generò consente di sottrarlo a un uso pubblico del passato privo di fondamento scientifico, efficace soltanto nella diffusione di politiche del risentimento».
Parole che indicano con chiarezza la posta in gioco: non una mera rievocazione, ma una rilettura critica capace di separare la ricerca storica dalle narrazioni ideologiche. Tra storia e memoria civile
Non è casuale che l’incontro si svolga proprio a Napoli, città simbolo di quell’evento, tanto da aver consegnato al lessico urbano la celebre Piazza del Plebiscito, memoria tangibile di una scelta che cambiò il destino del Mezzogiorno.
In un tempo in cui la storia torna spesso al centro del dibattito pubblico, l’iniziativa rappresenta un’occasione preziosa per interrogarsi, con rigore scientifico, su un passaggio fondativo dell’identità nazionale, evitando semplificazioni e restituendo complessità a una vicenda ancora oggi oggetto di interpretazioni divergenti.
Perché, come ogni grande snodo storico, il plebiscito del 1860 non appartiene soltanto al passato: continua, piuttosto, a interrogare il presente.
