Fratel Donato Cianciullo (1930-2026), missionario Oblato di Maria Immacolata
In questi giorni il Molise, “la regione che non esiste”, è sulla prime pagine. Le avverse condizioni meteo che hanno causato il crollo del ponte sul fiume Trigno della statale Adriatica e, pochi chilometri più a sud, la frana di Petacciato, hanno messo in evidenza la fragilità di un territorio che condivide le sorti di molte aree della Penisola.
Eppure, accanto alla cronaca più immediata che parla di un’Italia spaccata in due e di condizioni fragili del territorio, ci sono storie di forza e relisilienza che vanno in direzione opposta. Come quella di fratel Donato Cianciullo, missionario Oblato di Maria Immacolata (OMI), deceduto ieri, 7 aprile, all’età di 95 anni.
Donato era nato a Jelsi (Cb) il 14 dicembre 1930. Aveva sentito presto la vocazione religiosa, entrando nella famiglia religiosa degli Oblati di Maria Immacolata. Era partito per il noviziato di Ripalimosani nel 1946 e l’anno successivo aveva emesso i voti religiosi. Dopo gli anni di formazione aveva pronunciato il suo impegno definitivo il 7 ottobre 1953 a Santa Maria a Vico (Ce).
Da Jelsi sono arrivati una decina di giovani tra le file dei missionari OMI. Donato ha sempre mantenuto un forte legame con il suo paese di origine che lo ricorda come un testimone significativo della vita cristiana.
Gli anni in Asia
Fratel Donato ha vissuto lunghi anni in Laos, nel Sud-est asiatico. Era partito a gennaio del 1960 con il futuro mons. Marcello Zago e con padre Natalino Sartor, preceduto due anni prima dalla spedizione missioanria partita da Napoli a bordo della nave Victoria. In Laos erano già presenti numerosi missionari Oblati francesi; era un contesto difficile da un punto di vista politico e sociale. A questo si aggiungevano le difficoltà del clima e di una lingua davvero ostica. Fratel Donato costruì tra l’altro la scuola di Nam Tha. Nel 1975 visse l’esperienza difficile dell’espulsione dei missionari stranieri decisa dopo la presa del potere del movimento comunista Pathet Lao.
Donato ha vissuto la missione del Laos con diversi confratelli che hanno donato la vita come martiri. Alcuni di loro, come padre Mario Borzaga, sono stati beatificati nel dicembre 2016 a Vientiane, capitale del Paese.
In Laos emerge la figura di un uomo che non si è fermato davanti alle difficoltà, capace di relazione con la popolazione locale, in particolare con i più poveri.
Gli anni in Africa
Dopo il rientro dal Laos gli Oblati ripartono per altre missioni. A Donato tocca il Senegal nell’Africa occidentale. Qui ha lavorato soprattutto nella missione di Djilas, zona rurale vicino Dakar, dove i missionari Oblati hanno animato per decenni la parrocchia e i villaggi circostanti. In Senegal si è occupato della costruzione di chiese, dello scavo di pozzi e del servizio diretto alle comunità dei villaggi.
Donato ha avuto anche un’influenza positiva su alcune vocazioni come quella di fratel Benoît Diouf, Oblato di origine senegalese, infermiere, che ha scritto: «All’origine della mia vocazione c’è un Oblato, fratel Donato Cianciullo. Non sapevo fosse un fratello consacrato a Dio e io non conoscevo ancora la distinzione tra fratello e sacerdote. Mi colpiva il fatto che fratel Donato lavorava con la gente e “si sporcava le mani” per costruire chiese o scavare pozzi nei villaggi. Era un uomo molto vicino alla gente e amava lavorare con la gente. Fratel Donato è stato per me un grande esempio e mi ha fatto nascere il desiderio di diventare io stesso un missionario, un messaggero di Dio che opera con la gente e per la gente».
Rientrato dall’Africa, dove ha ricevuto anche riconoscimenti statali, Donato ha vissuto nelle case di Frascati-Vermicino (Roma) e Santa Maria a Vico dove ha continuato a dare testimonianza di gratuità e fratellanza.
E’ deceduto a Santa Maria a Vico il 7 aprile. Le esequie sono celebrate oggi, mercoledì 8 aprile 2026, nella Basilica dell’Assunta a Santa Maria a Vico.
