Nella foto: il pianista Giuseppe Famularo, il soprano Silvia Caliò e il tenore Hayk Vardanyan
Una serata fantastica che ha dimostrato quanto sia potente l’incontro tra musica e paesaggio: la bellezza sonora e quella spirituale si sono riflesse l’una nell’altra, dando vita a un’esperienza profonda e indimenticabile per partecipanti e pubblico. Lo spiazzo davanti la piccola chiesetta del santuario del Letto Santo si è prestato come palcoscenico per ospitare “Opera al Santuario”, l’evento operistico fortemente promosso dal maestro Giuseppe Famularo. Un appuntamento di straordinario rilievo artistico che ha visto come protagonisti anche la voce raffinata e luminosa della soprano siciliana Silvia Caliò, da pochissimo rientrata dopo l’impegno nel Flauto Magico di Mozart. L’incontro tra musica e paesaggio: la bellezza sonora e quella spirituale si sono riflesse l’una nell’altra, dando vita a un’esperienza profonda e indimenticabile, sono queste le sensazioni provate dal tenore armeno Hayk Vardanyan. Un programma musicale, pensato in sintonia con il luogo, che ha offerto un’esperienza di ascolto intima e spirituale, in concomitanza dell’anno Giubilare, con lo stesso Santuario che è stato eletto Porta Giubilare.
Una platea che ha apprezzato parecchio la performance degli artisti, che ha seguito con molta attenzione quanto di buono è stata proposto dal punto di vista musicale, in un panorama naturale che ha saputo regalare delle belle sensazioni. Un concerto che ha rispettato in pieno quelle che erano le attese della vigilia, in quanto il programma proponeva arie di grande bellezza del repertorio lirico italiano come: Puccini, Verdi, Leoncavallo e Donizetti, un programma musicale che ha reso la grande Opera italiana un punto di riferimento per la musica di tutto il mondo. Capolavori senza tempo del grande secolo del Romanticismo che hanno dato vita a uno spettacolo fruibile ed emozionante per tutti: non solo per gli appassionati, ma anche per coloro che nutrono il desiderio di scoprire l’opera e vi si approcciavano solo per la prima volta. La standing ovation finale sta a dimostrare di come la gente abbia gradito questo tipo di evento, che certamente potrà essere replicato il prossimo anno, come richiesto dal parroco nel corso dei saluti finali.
