‘Fuoco Ardente’: il format giornalistico della Fondazione Vassallo
Di Mario Conforto
Nel solco di una vicenda che da sedici anni continua a interrogare la coscienza pubblica italiana, la Fondazione Vassallo presenta Fuoco Ardente, un nuovo format giornalistico ideato e condotto da Dario Vassallo. Un racconto di novanta minuti che non si limita alla rievocazione biografica, ma attraversa il tempo lungo della memoria, della sofferenza e della persistente ricerca di verità e giustizia sulla morte di Angelo Vassallo, il “sindaco pescatore” di Pollica.
Il progetto nasce dall’esigenza di restituire complessità a una storia che, ancora oggi, resta segnata da interrogativi aperti e da una narrazione pubblica mai definitivamente compiuta. Al centro del format vi è la figura di Angelo Vassallo, amministratore simbolo di una “politica bella”, fondata su legalità, tutela ambientale, trasparenza amministrativa e radicamento nel territorio. Un’eredità che la Fondazione intende preservare e rilanciare come patrimonio etico e civile.
«La memoria di Angelo non è un racconto da archiviare, ma una responsabilità civile che continua ogni giorno. La verità va cercata, detta e difesa», afferma Dario Vassallo, che definisce Fuoco Ardente non un semplice prodotto mediatico, ma un atto di impegno pubblico.
Il format adotta un linguaggio diretto, essenziale, lontano da ogni enfasi retorica, e si sviluppa come un itinerario narrativo che ripercorre le principali tappe della vicenda successiva alla morte del sindaco, includendo il lungo e complesso percorso giudiziario. Non mancano riferimenti alle difficoltà investigative, alle resistenze emerse nel tempo e a quelle zone d’ombra che, secondo quanto emerso nel dibattito pubblico e nelle cronache giudiziarie, hanno contribuito a rendere più tortuosa la ricostruzione dei fatti.
La narrazione affronta anche le contraddizioni, le ambiguità e i nodi irrisolti che hanno segnato il susseguirsi degli eventi, componendo un quadro che resta ancora oggi aperto nella percezione collettiva. Una trama civile e istituzionale che, lungi dall’essere archiviata, continua a sollecitare domande e a invocare accertamento pieno delle responsabilità.
Per la Fondazione, Fuoco Ardente rappresenta dunque uno strumento di continuità civile: non un esercizio commemorativo, ma un dispositivo di memoria attiva, capace di trasformare il ricordo in vigilanza democratica.
«La Fondazione nasce per questo: per non lasciare sola la memoria di Angelo e trasformarla in impegno concreto», ribadisce Vassallo, sottolineando come il progetto voglia mantenere viva una tensione etica che non si esaurisce nel passato, ma si proietta nel presente.
In questa prospettiva, Fuoco Ardente si propone come un racconto necessario: non per chiudere una storia, ma per continuare a interrogarla. Perché, nella vicenda di Angelo Vassallo, la parola verità non appartiene ancora al tempo del compimento, ma a quello — più esigente — della ricerca.
