Firenze: Il Federalista, le parole che fondarono uno Stato
Ci sono libri che non si limitano a raccontare la storia, ma contribuiscono a costruirla: Il Federalista appartiene a questa categoria rara. Un’opera nata nel cuore di una crisi politica e capace, attraverso la forza dell’argomentazione, di accompagnare la nascita di una nuova architettura istituzionale. A questo testo fondamentale è dedicata la presentazione del volume Il Federalista, a cura di Gigliola Sacerdoti Mariani, in programma giovedì 7 maggio 2026 alle ore 16 presso l’Accademia “La Colombaria”, in via Sant’Egidio 23 a Firenze.
L’incontro si colloca nel quadro delle iniziative legate al 250° anniversario della Dichiarazione di Indipendenza degli Stati Uniti d’America e offre l’occasione per tornare su uno dei passaggi decisivi della modernità politica. Dopo il 1776, le tredici colonie americane avevano conquistato l’indipendenza dalla Gran Bretagna, ma la libertà appena ottenuta poneva un problema tutt’altro che semplice: come tenere insieme territori diversi, gelosi della propria autonomia, evitando sia la frammentazione sia un nuovo centralismo?
È in questo contesto che, tra il 1787 e il 1788, Alexander Hamilton, James Madison e John Jay pubblicarono una serie di articoli sui giornali, firmandoli con lo pseudonimo comune “Publius”. L’obiettivo immediato era sostenere la ratifica della nuova Costituzione federale, soprattutto nello Stato di New York. Il risultato, però, superò di molto la contingenza del dibattito politico. Quegli ottantacinque saggi sono diventati un classico del pensiero costituzionale, un laboratorio in cui si discutono temi ancora oggi centrali: rappresentanza, separazione dei poteri, rapporto tra governo centrale e autonomie locali, equilibrio tra libertà e ordine.
Uno dei nuclei più originali del Federalista è l’idea di “repubblica estesa”: un sistema politico ampio e pluralistico nel quale la molteplicità degli interessi non rappresenta solo un rischio, ma anche una forma di protezione contro il predominio di una singola fazione. È una tesi di grande modernità, perché affronta il conflitto non come un’anomalia da cancellare, ma come un dato da governare attraverso istituzioni solide e procedure condivise. Il volume curato da Gigliola Sacerdoti Mariani restituisce questa complessità con particolare attenzione alla dimensione storica e linguistica del testo.
Sacerdoti Mariani, già professore ordinario di Lingua e Cultura Inglese nelle Università di Padova e Firenze, ha dedicato larga parte della sua ricerca al discorso politico, giuridico e giornalistico tra XVII e XVIII secolo. Il Federalista, in questa prospettiva, appare non soltanto come un’opera teorica, ma come un grande esercizio di comunicazione politica: un tentativo di costruire consenso attraverso argomenti, esempi, confutazioni e strategie retoriche. Publius non parla da tribuno improvvisato; anticipa le obiezioni, risponde agli avversari, smonta le paure diffuse dagli antifederalisti. In termini contemporanei, si potrebbe dire che il Federalista rappresenta una forma alta di “ragionamento pubblico”: una politica che non rinuncia alla persuasione, ma la fonda sulla chiarezza e sulla responsabilità della parola.

Ed è proprio qui che il testo conserva una sorprendente attualità, in un tempo in cui il dibattito pubblico sembra spesso prigioniero della semplificazione e della polarizzazione. Anche la copertina del volume, realizzata dall’artista Riccardo Carrai, suggerisce visivamente questa energia originaria. La bandiera americana viene scomposta in campiture e linee dinamiche: il rosso della terra, il blu del mare, le tredici stelle lungo una costa immaginaria. Da esse sembrano propagarsi onde, quasi a indicare il movimento delle idee nate dalla Dichiarazione di Indipendenza e destinate ad attraversare l’Atlantico, influenzando anche il pensiero politico europeo.
La presentazione alla Colombaria, con gli interventi di Paolo Caretti, Gigliola Sacerdoti Mariani e Simone Visciola, non sarà dunque soltanto l’occasione per avvicinarsi a un classico, ma anche un invito a riflettere su domande che riguardano da vicino il nostro presente: come si costruisce un equilibrio tra unità e pluralismo? Quale ruolo hanno le istituzioni nel contenere i conflitti senza soffocare la libertà? E quale linguaggio può ancora rendere credibile la politica? L’appuntamento si rivolge agli studiosi, ma anche ai lettori curiosi, agli studenti e a chiunque voglia comprendere come le idee possano trasformarsi in istituzioni. Perché la lezione più duratura del Federalista è forse questa: uno Stato non nasce soltanto da eventi, guerre o compromessi, ma anche dalle parole, e alcune di queste, quando sanno unire precisione e visione, continuano a parlare molto dopo il loro tempo.
