Firenze, Giacomo Devoto, tra filologia, storia e civiltà europea

Giacomo Devoto continua a rappresentare una delle presenze più alte della cultura italiana del Novecento. Linguista, glottologo, filologo, storico della lingua, docente, rettore, europeista e intellettuale civile, Devoto ha attraversato il secolo breve con una consapevolezza rara: riconoscere nella parola non soltanto uno strumento di comunicazione, ma un deposito vivo di storia, identità, memoria collettiva. A ricordarne il profilo scientifico e umano è il convegno “L’eredità scientifica di Giacomo Devoto”, promosso dall’Accademia Toscana di Scienze e Lettere “La Colombaria” e curato dai professori Stefano Bruni e Gigliola Sacerdoti Mariani, in programma a Firenze venerdì 5 giugno, alle ore 15, nella sede di via Sant’Egidio 23.
L’iniziativa nasce da un’occasione significativa: il generoso dono, da parte della nipote Caterina, del fondo fotografico dello stesso Giacomo Devoto, al presidente dell’Accademia. Non si tratta di un semplice atto di conservazione documentaria, ma di un gesto che restituisce alla comunità degli studiosi un patrimonio di immagini, memorie e relazioni, capace di illuminare dall’interno la vicenda intellettuale di uno dei maestri della linguistica italiana ed europea. Attraverso testimonianze, ricordi e contributi scientifici, il seminario intende ripercorrere l’insegnamento, la personalità, la scuola e l’eredità culturale di Devoto, figura che seppe unire rigore metodologico, apertura internazionale e responsabilità civile.

Il programma riunisce studiosi chiamati a riflettere sui molteplici aspetti del pensiero devotiano. Tra gli interventi sono previsti quelli del presidente dell’Accademia Guido Chelazzi, di Gigliola Sacerdoti Mariani, con un contributo dedicato alla collezione fotografica donata alla “Colombaria”, di Filippo Motta, Giulio Firpo, Maria Pia Marchese, Stefano Bruni, Maria Giovanna Arcamone, Alberto Nocentini e Riccardo Boggi. Ne emergerà un itinerario non soltanto commemorativo, ma sarà un’occasione di studio sulla vastità di un pensiero capace di incidere in profondità nel panorama culturale italiano e internazionale.
Nato a Genova il 19 luglio 1897, figlio del medico Luigi, Giacomo Devoto crebbe in un ambiente nel quale il sapere non era ornamento sociale, ma esercizio morale. Di antica origine ebraico-spagnola, il cognome Devoto è la traduzione di Hassid. Dopo gli studi a Milano e la laurea all’Università di Pavia nel 1920, la sua formazione si arricchì attraverso soggiorni decisivi a Berlino, Basilea e Parigi, che lo condussero alla linguistica comparata e agli studi indoeuropei.

Già nel 1923, con uno dei suoi primi studi Adattamento e distinzione nella fonetica latina, Devoto mostrò quella precisione scientifica e quella originalità metodologica che avrebbero contraddistinto l’intero percorso della sua ricerca. Studioso di straordinaria erudizione, seppe costruire ponti tra discipline, epoche e popoli. Per Devoto, la lingua non era una realtà ferma o rigidamente normativa, ma una realtà storica viva, attraversata da migrazioni, conflitti, trasformazioni sociali e continui contatti tra civiltà. Nei suoi libri la vicenda dell’italiano diventa quasi un grande racconto civile, nel quale le parole testimoniano il cammino di una nazione.
La sua autorevolezza gli valse prestigiosi riconoscimenti internazionali, numerose lauree honoris causa e la partecipazione alle maggiori istituzioni culturali: fu presidente dell’Accademia della Crusca, socio dell’Accademia dei Lincei, rettore dell’Università di Firenze e riferimento per generazioni di studiosi. Nel 1939 fondò con Bruno Migliorini la rivista “Lingua Nostra”, destinata a diventare uno dei luoghi più autorevoli di riflessione sull’italiano contemporaneo. Dal giugno 1945 al 1959 fu presidente del Consiglio Provinciale dell’economia, poi Camera di Commercio, incarico che conferma la sua presenza attiva anche nella vita civile e istituzionale fiorentina.
Fondamentale rimane il Dizionario della lingua italiana realizzato con Gian Carlo Oli e pubblicato da Le Monnier nel 1971. Consegnato simbolicamente al presidente della Repubblica Giuseppe Saragat il 6 ottobre dello stesso anno, il Devoto-Oli segnò una svolta nella lessicografia contemporanea, offrendo agli italiani un repertorio moderno e autorevole, capace di accompagnare i mutamenti sociali, scientifici e civili del Paese. Accanto all’attività scientifica, Devoto coltivò anche un forte impegno civile: dopo la Liberazione partecipò, insieme a Piero Calamandrei e ad altri intellettuali, alla nascita del movimento federalista europeo, immaginando l’Europa non soltanto come progetto economico, ma come comunità culturale fondata sul dialogo tra lingue e civiltà. Ancora oggi la lezione di Devoto conserva una sorprendente vitalità: ci ricorda che le parole custodiscono le tracce del passato e orientano il nostro modo di abitare il presente. Conoscere la lingua significa conoscere meglio la propria storia. Per questo il convegno fiorentino del 5 giugno non celebra soltanto un grande maestro scomparso a Firenze il 25 dicembre 1974, ma riapre un dialogo necessario con la sua eredità: la lingua come memoria, destino e storia comune.
