I professori da sx Gigliola Sacerdoti Mariani, Zeffiro Ciuffoletti, Eugentio Giani, Presidente della Regione Toscana ed Elisabetta Catelani.

In occasione del convegno “I 250 anni della Dichiarazione di Indipendenza degli Stati Uniti d’America fra passato e presente”, che si é svolto a Firenze il 19 Giugno scorso, anticipando idealmente la ricorrenza del 4 luglio 2026 (1776-2026), abbiamo rivolto alcune domande a Zeffiro Ciuffoletti, professore di Storia contemporanea all’Università degli Studi di Firenze, e accademico emerito dei Georgofili, che ha coordinato la prima sessione dedicata alla presentazione degli Atti del Convegno “Filippo Mazzei, il Granduca Pietro Leopoldo e la riscoperta dell’America” del convegno promosso da ISFE, Istituzione di Studi Firenze per l’Europa, AACUPI, Association of American College and University Program in Italy e Kent State University Florence Center. L’incontro tra memoria storica, diplomazia culturale e riflessione sulle relazioni tra Europa e Stati Uniti ha celebrato un anniversario di grande valore e lo ha trasformato in un’occasione di riflessione più ampia, che ha dato significato vivo alla libertà, alla democrazia e al dialogo transatlantico. La giornata si è aperta con i saluti istituzionali di Eugenio Giani, presidente della Regione, che ha richiamato la centralità della Toscana capace di generare pensiero, riforme e apertura internazionale; Daniela Ballard, Console Generale degli Stati Uniti d’America a Firenze, ha sottolineato l’importanza del legame tra Stati Uniti e Firenze, fondato su valori condivisi di cooperazione culturale; Elisabetta Catelani, presidente di ISFE, ha ribadito l’attualità degli stessi principi di libertà, diritti e democrazia; infine, Fabrizio Ricciardelli, presidente di AACUPI e direttore della Kent State University Florence Center, ha evidenziato il pregio degli studi americani a Firenze come spazio di dialogo accademico internazionale. A cui sono seguiti gli interventi di Massimo Balzi, presidente del Circolo Culturale Filippo Mazzei di Pisa, e Gianfranco Michelini, presidente dell’Associazione Filippo Mazzei di Firenze, a conferma del forte legame tra la Toscana e la storia americana.

La presentazione degli Atti del Convegno (28 novembre 2025) “Filippo Mazzei, il Granduca Pietro Leopoldo e la riscoperta dell’America”, una pubblicazione, edita da Effigi Edizioni, di Mario Papalini, ha restituito, dunque, centralità a Filippo Mazzei, una figura ancora troppo poco conosciuta, della storia tra toscana-americana: intellettuale, medico, agronomo, imprenditore e patriota, protagonista del dialogo tra l’Illuminismo europeo e il pensiero politico americano. Sono intervenuti i docenti come Gigliola Sacerdoti Mariani, già professoressa ordinaria di lingua e letteratura inglese all’Università degli Studi di Firenze e profonda conoscitrice del linguaggio politico e giuridico americano, nota anche per il suo lavoro scientifico su Il Federalista, testo cardine per comprendere la costituzione del 1787, la quale ha proposto una lettura raffinata di quel linguaggio, con particolare attenzione alle strategie retoriche che la legano alla Dichiarazione d’Indipendenza; Fabrizio Ricciardelli, ha ricostruito la figura di Filippo Mazzei come esempio di mediazione tra Toscana e America, che ancora prosegue nell’attuale legame universitario transatlantico; Simone Visciola, dell’Université de Toulon, ha ampliato lo sguardo al contesto europeo, mostrando come le idee di libertà abbiano attraversato confini, lingue, ordinamenti, e ha affrontato il testo delle Recherches historiques, evidenziando il tentativo di Mazzei di correggere in Europa miti, semplificazioni e pregiudizi sulla Rivoluzione americana; Giuseppe Mammarella, dell’Università degli Studi di Firenze e Stanford University, ha ricostruito gli anni americani di Mazzei, dal progetto agricolo in Virginia all’impegno politico e giornalistico a favore dell’indipendenza delle colonie; Gian Luca Corradi, ricercatore e già funzionario della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, ha restituito il profilo del Mazzei memorialista, cittadino del mondo, capace di raccontare, nelle sue memorie, viaggi, rivoluzioni e passioni del Settecento. Infine, Elisabetta Catelani, ha sottolineato come i principi di libertà e uguaglianza si siano trasformati, tra Toscana e America, in saldi ordinamenti e istituzioni. Nel pomeriggio, la tavola rotonda “Le relazioni tra l’Europa e gli USA nell’attuale contesto geopolitico” ha aperto il dibattito sulle sfide contemporanee, collegando la celebrazione dei 250 anni della Dichiarazione d’Indipendenza a questioni oggi decisive, come il futuro delle democrazie occidentali, la cooperazione internazionale, le tensioni geopolitiche e il ruolo dell’Europa nell’alleanza transatlantica. Coordinati da Elisabetta Catelani e Fabrizio Ricciardelli sono intervenuti: Federiga Bindi, dell’Università degli Studi di Roma Tor Vergata e University of Colorado Boulder; lo scrittore Thomas Brussig, William J. Connell, della Seton Hall University, Pietro Morandini, di EuropaNova, e Alessandro Petretto, dell’Università degli Studi di Firenze; Il convegno, patrocinato dalla Regione Toscana, dal Comune di Firenze e dal Consolato Generale degli Stati Uniti d’America a Firenze, con il contributo della Fondazione CR Firenze, ha restituito a Filippo Mazzei il suo posto nella storia: non solo testimone del proprio tempo, ma figura capace di parlare ancora al presente.
Intervista al Professore Zeffiro Ciuffoletti
Professore, perché è importante tornare oggi alla figura di Filippo Mazzei proprio nell’anno dei 250 anni dalla Dichiarazione d’indipendenza americana?
È un’occasione importante di riflessione. Filippo Mazzei assiste alla Rivoluzione americana, vi partecipa e ne è, in qualche modo, anche ispiratore nei contenuti, specialmente per quanto riguarda l’evento più importante: la Dichiarazione d’indipendenza, redatta da Thomas Jefferson, amico intimo e protettore di Mazzei. Questa ricorrenza permette quindi di riflettere sul legame tra Europa e America, tra vecchio e nuovo mondo: un rapporto che ancora oggi è al centro delle discussioni e delle problematiche internazionali.
Quale ruolo ebbe la Toscana, e in particolare il clima culturale del tempo di Pietro Leopoldo, nel dialogo con l’America rivoluzionaria?
La Toscana ebbe un ruolo importante grazie ai contenuti culturali dell’Illuminismo: le idee di libertà, di libertà economica, di circolazione dei saperi e anche la fisiocrazia, cioè l’idea che il mondo e l’economia dovessero fondarsi sull’agricoltura, considerata l’attività produttiva più importante e necessaria. La circolazione delle idee, però, porta anche a fenomeni rivoluzionari, guerre e sconvolgimenti. La storia, in quel periodo, fu particolarmente intensa e significativa. Una figura come quella di Mazzei permette di attraversare addirittura tre rivoluzioni: quella americana, quella francese e quella polacca.
Filippo Mazzei è ancora una figura poco conosciuta dal grande pubblico. Quale aspetto della sua vicenda meriterebbe di essere maggiormente valorizzato?
Direi che bisognerebbe valorizzare soprattutto ciò che stiamo facendo: ripubblicare le memorie di Mazzei. Si tratta di un’opera molto importante, anche se lunga, perché Mazzei era un grande scrittore di lettere e lasciò migliaia di pagine. Sto lavorando a questo progetto insieme a Gianluca Corradi, che cura gli aspetti filologici e di trasposizione, fondamentali per un’opera di questo tipo. Le memorie di Mazzei si trovano alla Biblioteca Nazionale di Firenze; hanno avuto un’edizione in America e un’edizione ottocentesca in Italia, proprio a Firenze. Oggi quest’opera non si trova più sul mercato. Riprenderla e renderla nuovamente disponibile è probabilmente il modo migliore per ricordare Mazzei e gli eventi storici a cui fu legato.
Gli atti del convegno del 28 novembre scorso vengono presentati in una sede istituzionale come Palazzo Strozzi Sacrati. Che significato ha questa scelta?
La scelta ha un significato importante. Gli atti del convegno vengono pubblicati e presentati a Firenze, in una sede istituzionale come Palazzo Strozzi Sacrati, sede della Regione Toscana. Questo richiama il ruolo della Toscana e di Firenze, che non sono certo realtà marginali nella storia culturale europea. La cultura toscana, in particolare nel Settecento, ebbe un ruolo significativo, e in parte continua ad averlo anche oggi. Per questo sarebbe colpevole non affrontare un tema come il 250° anniversario della Dichiarazione d’indipendenza americana e i rapporti, tormentati ma continui e fondamentali, tra Europa e America, tra vecchio e nuovo mondo. È un tema ancora attuale, soprattutto in relazione a un mondo sempre più complicato, che ci circonda e che può rappresentare non solo un’opportunità, ma anche una minaccia.
Il convegno mette in relazione passato e presente che cosa può insegnare oggi quella stagione storica ai rapporti tra Europa e Stati Uniti?
