Florence Short Film Festival: Frame film Little Rebels Cinema Club

Dal 5 al 7 febbraio 2026 torna a Firenze il Florence Short Film Festival (FsFF), che per la sua 11ª edizione riporta il cinema breve sullo schermo del Cinema La Compagnia (quinto anno consecutivo nella sala di via Cavour). Fondato e diretto da Dario Bracaloni con Lorenzo Borghini (Direttore Artistico), il festival conferma la propria crescita: 453 opere iscritte da 84 paesi, da cui sono stati selezionati 21 cortometraggi in concorso, con 1 anteprima mondiale, 1 internazionale e 4 italiane. La competizione si articola in tre sezioni – Fiction, Animazione e Documentari – con i film in gara per il Premio della Giuria e il Premio del Pubblico, affiancati dal Premio speciale Fabrizio Borghini, dedicato ai corti capaci di far rivivere la memoria storica e artistica di luoghi o periodi, promuovendo valori di giustizia, uguaglianza e libertà. Per l’occasione, l’artista fiorentino SKIM realizzerà un’opera originale per il film vincitore, creando un dialogo tra immagine in movimento e immagine visiva “fissa”. Tra gli appuntamenti speciali dell’edizione 2026, il FsFF ospita una masterclass di Ugo Chiti, sceneggiatore tra i più autorevoli del cinema italiano contemporaneo. Un incontro dedicato alla scrittura cinematografica, al rapporto tra parola e immagine e al lavoro dell’autore nel cinema d’autore, pensato come momento formativo aperto a studenti, registi e pubblico del festival. Le proiezioni dei cortometraggi si svolgeranno secondo un calendario distribuito tra fasce pomeridiane e serali, consentendo al pubblico di seguire integralmente le tre sezioni in concorso nell’arco delle tre giornate. Il festival si aprirà inoltre con l’inaugurazione della mostra dedicata a Pier Paolo Pasolini, omaggio a una delle figure più radicali e necessarie del Novecento italiano. L’esposizione accompagnerà il pubblico per tutta la durata del festival, offrendo un ulteriore livello di riflessione sul cinema come linguaggio poetico, politico e civile. La giuria 2026 conferma due presenze storiche del FsFF: Luigi Nepi, docente di Critica Cinematografica all’Università degli Studi di Firenze, e Simone Bartalesi, direttore artistico di OFF Cinema. A loro si affianca, come Presidente di Giuria, Duccio Chiarini, regista e sceneggiatore formatosi alla London Film School, autore di opere che intrecciano viaggio, memoria e finzione (Hit the Road, Nonna, Short Skin, L’ospite, L’occhio di vetro). Completano il panel Gaia Nanni (attrice e dal 2021 editorialista per La Repubblica), Marco Cocci (attore, conduttore e musicista), Elisa Baldini (critica SNCCI e autrice di saggi e monografie) e Omar Rashid (autore e regista, tra i pionieri del cinema VR in Italia).

Intervista al Direttore Artistico Lorenzo Borghini:
Nel Florence Short Film Festival il corto sembra tornare alla sua funzione originaria: colpire, non spiegare. Qual è stato il primo criterio che vi ha guidato nella selezione di quest’anno: la scrittura, lo sguardo o il rischio? Sicuramente una buona scrittura è la base: da una scrittura solida nasce quasi sempre un ottimo cortometraggio, un buon film. È la fondazione su cui basiamo la nostra selezione. Ma non basta. Serve anche uno sguardo unico, originale, capace di raccontare una tematica importante o una tradizione distante dalla nostra realtà italiana. Per questo la proposta del festival è fortemente internazionale: non vogliamo raccontare solo storie, ma anche Paesi. Abbiamo selezionato cortometraggi dall’Iran, dalla Georgia, dal Canada, dagli Stati Uniti, praticamente da tutti i continenti. Ed è una cosa che ci rende molto orgogliosi.
Delle 453 opere arrivate da 84 Paesi emerge un panorama estremamente eterogeneo. Esiste un tema ricorrente, una tensione comune che racconta lo stato del cinema breve contemporaneo? In realtà no, perché ogni Paese porta con sé urgenze diverse. I cortometraggi italiani, per esempio, affrontano tematiche più vicine alla nostra quotidianità. Molti cortometraggi stranieri invece raccontano realtà drammatiche: lo stato di guerra, la repressione, i divieti imposti dai governi, come accade in alcuni Stati islamici. È evidente che non può esserci un unico fil rouge tra la Palestina e l’Italia: cambia il contesto, cambia la percezione della vita. Se un filo comune esiste, è il desiderio di raccontare una bella storia. Questo, per noi, è fondamentale.

Fiction, animazione e documentario convivono oggi senza gerarchie. Il cortometraggio è ancora un genere o è diventato uno spazio libero dove i linguaggi si contaminano? Il cortometraggio non è più etichettabile come un genere a sé. È diventato un contenitore di sperimentazione. Un regista difficilmente può rischiare su un lungometraggio da milioni di euro, a meno che non sia già un autore affermato. Nel corto, invece, soprattutto i giovani registi possono osare. Mi affascina molto quando documentario e finzione si contaminano. Abbiamo, per esempio, un corto inglese di finzione sul rabarbaro che sembra girato come un documentario, e al contrario un documentario inglese, Nomad City, che ha un’estetica e una cura del dettaglio tali da sembrare un film di finzione. Questa libertà è più difficile da trovare nel lungometraggio.
Il Premio Fabrizio Borghini e la mostra su Pasolini indicano una forte attenzione alla memoria e al rapporto tra cinema e responsabilità civile. Secondo lei il corto è oggi più libero del lungometraggio nel confrontarsi con temi politici e sociali? Per noi la memoria storica e culturale è fondamentale. Proprio per questo abbiamo introdotto il Premio Speciale Fabrizio Borghini, dedicato a quei cortometraggi che riescono a far vivere la memoria artistica e storica di un luogo o di un periodo, promuovendo valori come giustizia, uguaglianza e libertà. Non direi che il corto sia sempre più libero del lungometraggio sulle tematiche, quanto piuttosto sul linguaggio. In Paesi dove esiste una dittatura o una forte censura, come l’Iran, il cortometraggio diventa spesso l’unico spazio possibile di espressione. In contesti democratici, invece, sia il corto che il lungo riescono ad affrontare temi politici e sociali con efficacia.
Dopo undici edizioni e una crescita costante, il Florence Short Film Festival guarda avanti. Se dovesse definire il futuro del festival con una sola parola, quale sceglierebbe e perché? Internazionalità. In questa edizione siamo riusciti a portare la proposta cinematografica a un livello molto alto: arrivano opere da tutto il mondo, cortometraggi passati da Cannes, Berlino, dagli Stati Uniti, alcuni persino in short list agli Oscar. Il prossimo passo sarebbe coinvolgere ancora di più l’estero anche nella giuria, portando registi importanti da altri Paesi. Sarebbe un grande traguardo. Siamo cresciuti molto: siamo partiti con una sola giornata di festival, oggi siamo a tre giorni di proiezioni, masterclass e mostre. Quest’anno, ad esempio, avremo una masterclass con Ugo Chiti il 7 febbraio alle 14:30 e una mostra dedicata a Pier Paolo Pasolini, a cinquant’anni dalla sua scomparsa. Migliorare la proposta è sempre il nostro obiettivo.
