Ercolano (NA), la lectio magistralis del prof. Umberto Galimberti insieme al Direttore generale di Achipelago, Gino Riccio
Ercolano (NA), un trionfo la lectio magistralis del prof. Galimberti a villa Signorini. “La bellezza trafigge senza scopo”: viaggio filosofico in una conferenza che interroga il nostro tempo

Una sala gremita ha accolto, nella serata di venerdì 16 gennaio, presso Villa Signorini di Ercolano, la conferenza del Prof. Umberto Galimberti dedicata al tema “Il Mistero della Bellezza”.
Organizzato da Archipelago – la rete di imprese e professionisti dell’architettura e del design impegnata nel miglioramento continuo dei propri servizi a beneficio del cliente, nata nel 2020 da un’intuizione di Gino Riccio – l’evento è stato introdotto proprio da quest’ultimo, ideatore e maître à penser del gruppo. «Archipelago è un sodalizio, con una Carta di valori che ne orienta le azioni, che fa business – così Riccio che riveste la carica di direttore generale – senza prescindere dalla cultura che rappresenta il nostro volano per evolverci, in maniera ordinata, con coordinate precise: ovunque vi siano arte, bellezza, cultura e design. Il tema della bellezza attraversa tutte le nostre attività».
L’incontro ha voluto affrontare – con coraggio quasi sacrilego, come ha sottolineato il relatore – ciò di cui, paradossalmente, non si dovrebbe parlare: la bellezza. “Perché parlarne significa oggettivarla – così l’incipit dell’accademico- mentre la bellezza non è oggetto ma soggetto, presenza che accade e che ci accade”.
Fin dall’inizio è emersa l’idea della bellezza come esperienza ineffabile: non si definisce, non si cattura, non si possiede. “È lei che dice qualcosa a te”, ha ricordato il relatore, evocando quello stupore che rende attoniti, quasi “stupidi” nel senso etimologico del termine. Da Aristotele a Tommaso d’Aquino, da Kant a Thomas Mann, il percorso filosofico ha mostrato come la bellezza sia ciò che piace senza concetto, senza possesso e soprattutto senza scopo. Una ferita luminosa, direbbe Mann, che trafigge senza finalità.
Il discorso si è, poi, allargato alla crisi del pensiero contemporaneo. Heidegger è stato chiamato in causa per descrivere l’età della tecnica, in cui l’uomo non pensa più ma calcola, prigioniero di un mondo che funziona ma non offre senso. La nostra sarebbe la prima generazione a muoversi in un orizzonte completamente svuotato, privo di natura, di parola divina o di ragione come bussola.
Da qui la riflessione sul linguaggio: senza parole non c’è pensiero, e la povertà linguistica diventa povertà di mondo. I greci, con le loro ottantamila parole, hanno fondato una cultura capace di guardare in faccia il dolore e di pensare la bellezza come ascesa: dai corpi alle anime, dalle leggi alla conoscenza, fino al bene, misura suprema dell’armonia.
Il relatore ha poi intrecciato filosofia e storia delle religioni, mostrando come il cristianesimo abbia trasformato la percezione del tempo, della speranza e dell’arte, introducendo l’idea di un futuro come promessa e rimedio. La bellezza, in questo quadro, condivide lo statuto della fede: è un evento irrazionale, che non si comprende ma si accoglie. Come il sacro, parla attraverso simboli, unisce visibile e invisibile, apre varchi nell’esperienza ordinaria.
L’arte, è stato ricordato, è potente proprio perché eccede ciò che mostra. Un quadro è opera d’arte quando inquieta, quando rimanda a ciò che non si vede. Non a caso Stendhal svenne davanti ai capolavori fiorentini: la bellezza supera la ragione, richiede di scendere nella propria follia creativa, come insegnano Platone, Heidegger e i poeti “arrischianti”.
La conferenza si è conclusa con un’immagine incisiva: la perla che nasce dalla ferita della conchiglia. Così la bellezza: non dominio, ma vulnerabilità; non possesso, ma resa. Accoglierla significa sacrificare l’io, lasciarsi trafiggere da ciò che non serve a nulla e proprio per questo salva.
Antonio Boccellino
