Napoli accoglie Kersels e Papadimitriou
Di Mario Conforto
Napoli si prepara a vivere una nuova, intensa giornata di arte contemporanea nel cuore del centro storico, quando giovedì 18 dicembre 2025, poco dopo mezzogiorno, la Fondazione Morra Greco aprirà le proprie sale alla stampa per presentare due mostre personali che interrogano, da prospettive diverse ma complementari, il nostro tempo inquieto. È qui, negli spazi di Largo Proprio di Avellino, che prenderà forma l’anteprima di ‘All That Fall’ di Martin Kersels e ‘Frustration of Utopia’ di Maria Papadimitriou, due progetti che segnano una nuova tappa del Progetto XXI – Edizione 2025.
L’appuntamento, fissato per le ore 12.30, offrirà ai giornalisti l’occasione di attraversare in anticipo i percorsi espositivi, prima che, nel tardo pomeriggio, le porte si aprano al pubblico. A partire dalle ore 17, infatti, le mostre saranno ufficialmente inaugurate, invitando cittadini, studiosi e visitatori a confrontarsi con opere che mettono in scena il corpo, il fallimento, l’aspirazione collettiva e le crepe dell’idea stessa di progresso. Un’esperienza che, con ingresso gratuito, accompagnerà Napoli fino al 15 febbraio 2026.

Nel lavoro di Kersels, artista statunitense noto per una pratica che unisce performance, scultura e ironia fisica, la caduta diventa gesto emblematico: non semplice incidente, ma metafora di una condizione umana sospesa tra controllo e perdita di equilibrio. Papadimitriou, figura centrale della ricerca artistica europea, costruisce invece una riflessione stratificata sul concetto di utopia, esplorandone le tensioni irrisolte, le promesse mancate e la dimensione sociale che ne alimenta tanto il fascino quanto la frustrazione. Due sguardi autonomi, ma capaci di dialogare nello stesso edificio, trasformando la Fondazione in un luogo di confronto critico sul presente.
La giornata del 18 dicembre non si esaurisce tuttavia tra le mura della Morra Greco. Alle ore 18, a pochi passi di distanza, il museo Madre inaugurerà la mostra ‘Gli anni. Capitolo 2’, curata da Eva Fabbris con Marta Federici e Silvia Salvati. La coincidenza temporale degli opening non è casuale: rientra in una strategia condivisa che rafforza il legame tra le principali istituzioni culturali cittadine e invita il pubblico a muoversi lungo un vero e proprio itinerario dell’arte contemporanea nel centro di Napoli, in un dialogo vivo tra spazi, linguaggi e visioni.

Le iniziative si collocano all’interno di un quadro di sostegno pubblico e istituzionale che vede impegnate le risorse FSC 2021–2027, la DGR 616/2024 e il Piano strategico Cultura e Turismo 2025, con il contributo delle azioni culturali della Fondazione Donnaregina e del Progetto XXI – annualità 2025 del Museo Madre. Un intreccio di politiche culturali che conferma il ruolo di Napoli come laboratorio attivo di ricerca artistica e come crocevia internazionale della contemporaneità.
Tra cadute simboliche e utopie incrinate, la città rinnova così la propria vocazione a interrogare il presente, offrendo al pubblico non solo mostre, ma occasioni di pensiero, attraversamento e partecipazione. Un dicembre che, almeno per un giorno, trasforma il centro storico in una mappa aperta del possibile.
