digitradio.it DIGITLIBRI 5^puntata

Uscire da una libreria a cento chilometri a sud di Lione, inforcare la bicicletta e pedalare per quasi novecento chilometri. Meta, un borgo della provincia di Lucca, Lucignana, che nella sua Francia è difficile da trovare perfino sulle carte geografiche. Fortuna che esiste Google Maps. Con un proposito: unire la libreria del suo paese dove ha letto il libro a quella lontana, in Italia, dove il libro è nato.
Lo ha fatto Alexander Donnat, folgorato dalla lettura del libro di Alba Donati La libreria sulla collina, un nido di bellezza e cultura scritta, simile a un eremo di pace, pagine scritte e natura, nel quale, forse, si può lasciare alle spalle perfino la depressione. È ciò che affligge Alexander.
Ma se un uomo, per superare la sua crisi emotiva, è disposto a percorrere centinaia di chilometri, significa che forse in quella libreria ci è già entrato grazie alle righe di Alba, scrittrice lucchese pluripremiata, che dopo una vita da professionista nel campo dell’editoria, della critica e della comunicazione, ora è tornata nel suo borgo natio per aprire il suo scrigno.
Di Alba Donati colpisce, prima di tutto, la scelta di tornare a casa.
Nel suo La libreria sulla collina (Einaudi), diario che attraversa i mesi più duri della pandemia, la poetessa e presidente del Gabinetto Vieusseux racconta la decisione di lasciare Firenze e una carriera consolidata per ricominciare da Lucignana, una manciata di case nel cuore dell’Appennino lucchese, dove è nata. Qui, il 7 dicembre 2019, apre la Libreria Sopra la Penna, costruzione in legno che diventa presto un simbolo di comunità e di un modo intimo di fare cultura.
Il tono del memoir è sospeso tra fiaba e consapevolezza della fragilità.
La libreria, paragonata a una “casa di bambole”, attira lettori da ogni parte d’Italia e del mondo, che inviano oggetti curiosi e affettuosi: piccoli talismani di una comunità nata attorno ai libri.
Il diario copre il periodo tra gennaio e giugno 2020, quando l’entusiasmo dell’inizio si intreccia con le incertezze della pandemia. Donati ripercorre i ricordi dell’infanzia, le ferite familiari, l’assenza del padre e la povertà di una casa senza bagno. Ma racconta anche i ritorni: quello dei genitori, che si ritrovano anziani dopo anni di lontananza, e quello suo, che nella libreria trova un luogo da “aggiustare”, come scrive, insieme alle relazioni che il tempo ha incrinato.
La libreria diventa così un crocevia di storie, un presidio culturale che vive di fiducia e passaparola. Il crowdfunding che ne ha permesso la nascita è, per Alba, un gesto collettivo di cura. Cura che si ritrova anche nella sua quotidianità, tra fiori accarezzati all’alba, un tè preso nella terrazza fiorita e letture che si moltiplicano in una catena senza fine.
I libri sono i veri protagonisti: rari, inattesi, spesso lontani dalle classifiche. Molte le autrici a cui Alba Donati dedica spazio, da Annie Ernaux a Joan Didion. Il risultato è un memoir che racconta una rinascita personale e insieme la forza silenziosa dei luoghi piccoli, dove la cultura diventa un modo per tenere insieme le vite.
E, per tornare ad Alexandre, una domanda: la letteratura, servita in un luogo magico, può scacciare la depressione?
