al Ca’ Foncello di Treviso nasce la “Stanza di Simo”.

È stata inaugurata ieri, 29 dicembre, all’ospedale Ca’ Foncello di Treviso, nella sede di via Scarpa, la “Stanza di Simo”, un luogo di ascolto dedicato a chi attraversa un momento di fragilità psicologica o vive da vicino la sofferenza di una persona cara. Un ambiente nato dal dolore, ma soprattutto dalla volontà di trasformarlo in speranza e possibilità di rinascita.
Alla cerimonia erano presenti il direttore generale dell’Ulss 2 Francesco Benazzi, la direttrice del Dipartimento di Salute Mentale Carola Tozzini e i rappresentanti dell’Associazione Il Filo di Simo: il presidente Ivan Scremin, la moglie Nelli e il vicepresidente Diego Buso.
La Stanza di Simo nasce dal dolore profondo di due genitori che hanno perso il figlio e dalla loro scelta di trasformare una tragedia personale in una possibilità di aiuto per gli altri. Un luogo intimo di ascolto e di speranza, dove potersi raccontare senza paura, esprimere dubbi e fragilità, condividere esperienze e sentirsi parte di un percorso comune. Ogni storia diventa così un tassello capace di aprire nuove prospettive di vita.
L’iniziativa rientra nel più ampio impegno dell’Associazione Il Filo di Simo, attiva dal 2021 nel fornire supporto psicologico gratuito a persone in difficoltà emotiva, con un’attenzione particolare ai giovani e alle loro famiglie.
“Questa stanza è un luogo in cui nessuno deve sentirsi solo – ha sottolineato il presidente Ivan Scremin –. Vogliamo che chi soffre sappia che esiste sempre un’alternativa e che ci sono persone pronte ad ascoltare, senza giudizio, anche nei momenti più bui”.
Per il direttore generale Francesco Benazzi, l’apertura della Stanza di Simo rappresenta “un passo significativo verso una rete di sostegno sempre più diffusa e accessibile, capace di offrire una seconda opportunità a chi è in difficoltà. È un esempio concreto di collaborazione tra sanità, territorio e associazioni a beneficio della comunità”.
L’Associazione Il Filo di Simo è nata il 5 maggio 2021, dopo la scomparsa di Simone, venuto a mancare il 18 febbraio dello stesso anno a soli 27 anni. Il padre Ivan Scremin, insieme alla mamma e agli amici di Simone, ha deciso di creare una realtà capace di offrire presenza, ascolto e aiuto a chi attraversa momenti di sofferenza.
L’associazione garantisce un percorso strutturato: una segreteria raccoglie le richieste di aiuto e le affida alla coordinatrice del team di psicologi e psicoterapeuti, che contattano rapidamente la persona per fissare il primo incontro. In caso di difficoltà economiche, l’associazione si fa carico dei costi delle terapie. Accanto all’attività clinica, vengono organizzati laboratori per le famiglie e incontri informativi su depressione e disagio giovanile, con l’obiettivo di prevenire e sensibilizzare.
Dal settembre 2021 ad oggi sono state 315 le persone che si sono rivolte all’Associazione Il Filo di Simo per chiedere aiuto. Attualmente il percorso di supporto coinvolge circa 140 utenti, cinquanta dei quali sono seguiti interamente grazie al sostegno economico dell’associazione.
La maggior parte delle richieste arriva da giovani: il 70 per cento delle persone seguite ha un’età compresa tra i 12 e i 27 anni, a conferma di quanto il disagio emotivo colpisca in modo significativo le nuove generazioni.
Un dato che parla di speranza è quello delle 40 persone che, grazie al percorso intrapreso, sono riuscite a ritrovare equilibrio e fiducia, conquistando quella che l’associazione definisce una “seconda opportunità”. Numeri che raccontano un impegno costante e una rete di ascolto che continua a crescere.
