Da Treviso agli Ipogei di Trinitapoli: l’arte digitale di Damiano Fasso in “Sacri Sguardi”
C’è anche una firma trevigiana tra i protagonisti di “Sacri Sguardi – tra la storia e il virtuale”, la mostra inaugurata il 10 gennaio 2026, presso il Museo Archeologico degli Ipogei di Trinitapoli. A distinguersi fin dalle prime sale è il lavoro di Damiano Fasso, artista trevigiano, che porta in Puglia “Game Over”, un’opera già esposta nel 2024 a Times Square, New York, diventata simbolo di una ricerca che indaga il rapporto tra tecnologia, spiritualità e destino dell’uomo contemporaneo.
La presenza di Fasso assume un valore particolarmente significativo anche per il pubblico veneto: il linguaggio dell’arte digitale, sviluppato e riconosciuto a livello internazionale, entra in dialogo con uno dei luoghi archeologici più suggestivi del Sud Italia. Un incontro tra territori e tempi lontanissimi, che trovano un punto di contatto nella riflessione sul sacro e sulla trasformazione dell’esperienza umana nell’era virtuale.
“Sacri Sguardi – tra la storia e il virtuale” nasce infatti dall’incontro tra il santuario preistorico degli Ipogei di Trinitapoli e le riflessioni artistiche sul sacro e sulla spiritualità contemporanei. Il percorso espositivo si sviluppa all’interno di uno spazio carico di memoria, ritualità e stratificazioni simboliche, dove opere fisiche e digitali accompagnano il visitatore in un dialogo costante tra passato e presente.
Accanto a Damiano Fasso espongono numerosi artisti della scena contemporanea e digitale, tra cui Cibarius, Cozmonika, DART, Disemino, Gabriele Strada, Hero Granada, Mathout, Michele Todisco, Moana Canu, Ramil Mammadli, Roco, Sketchlight, Stijn Stragier, Diberto, Giubilantae, Gennaro Stella e D.R., dando vita a una mostra corale che affronta il tema del sacro attraverso linguaggi e sensibilità differenti.
Il progetto va oltre la semplice esposizione e si configura come una esperienza immersiva e interattiva. All’interno del museo trovano spazio installazioni digitali, schermi, proiettori e visori curati dall’associazione Dimensions Art, insieme a un programma che accompagna il pubblico in un viaggio nell’Età del Bronzo con lo sguardo rivolto al futuro.
Tra le esperienze proposte, la mostra invita il pubblico a mettersi in gioco in prima persona. Si parte dall’installazione interattiva “Dialoghi” di Gabriele Strada, un’opera che affronta in chiave etica e contemporanea il rapporto tra uomo e macchina, stimolando una riflessione su come la tecnologia stia ridefinendo le nostre relazioni e il nostro modo di comunicare.

Il percorso prosegue con un incontro immersivo con gli archeologi digitali, reso possibile grazie all’utilizzo del visore Meta Quest 3: un’esperienza in realtà virtuale, curata da MetaGate in collaborazione con Dimensions Art, che permette di esplorare il passato attraverso strumenti tecnologici avanzati, abbattendo le distanze tra epoche diverse.
Grande attenzione è riservata anche alla formazione, con un workshop dedicato agli studenti delle scuole superiori, pensato per far conoscere le potenzialità dell’intelligenza artificiale all’interno del processo creativo e artistico. A completare l’esperienza, un percorso narrativo curato dall’Associazione Culturale Tautor, che accompagna i visitatori in una lettura emozionale e simbolica del museo, intrecciando storia, mito e contemporaneità.
L’obiettivo è quello di aprire il Museo Archeologico degli Ipogei alla comunità, rendendolo accessibile a un pubblico non specialistico e trasformandolo in uno spazio vivo, partecipato, capace di integrare cultura, innovazione e tradizione locale. Un’esperienza pensata per studenti, famiglie, appassionati di storia, turisti e cittadini del territorio, con l’ambizione di promuovere anche il turismo culturale.
La mostra, promossa dall’Associazione Culturale Tautor, dall’associazione no-profit Dimensions Art e dall’azienda MetaGate, con il patrocinio del Comune di Trinitapoli e dell’Assessorato alla Cultura, sarà visitabile fino al 10 febbraio 2026, nei consueti giorni di apertura del museo.
Digit Radio ha incontrato Damiano Fasso in una video-intervista, in cui l’artista trevigiano racconta il senso di Game Over, il suo rapporto con il sacro e il valore di esporre un’opera digitale all’interno di un contesto archeologico millenario.
