Da via Tripoli al mondo, Empoli città dell'Arte pittorica
Da domani al 15 febbraio 2026, nei rinnovati spazi dell’Antico Ospedale San Giuseppe, apre al pubblico “Provincia Novecento. Arte a Empoli 1925–1960”, un’esposizione pittorica (ma non solo) promossa dal Comune di Empoli e dalla Fondazione CR Firenze, a cura di Belinda Bitossi, Marco Campigli, Cristina Gelli e David Parri.
A distanza di cent’anni, una grande mostra racconta come, in una provincia apparentemente lontana dai centri cittadini, si sia accesa una delle esperienze più originali del Novecento toscano.
La rassegna è allestita nell’ala ovest dell’Antico Ospedale di San Giuseppe, luogo che rappresenta una delle radici storiche e identitarie della città toscana.
La costruzione dell’edificio, voluta nel Settecento grazie al lascito di Giuseppe del Papa, medico nato a Empoli nel 1635, è uno degli episodi architettonici più significativi della città. Realizzato nel 1765 sopra una porzione delle mura meridionali, lo “spedale” ha accompagnato per oltre due secoli la vita civile e sociale del territorio, subendo ampliamenti e trasformazioni che ne testimoniano il ruolo centrale nello sviluppo urbano. Dopo la dismissione della funzione sanitaria nel 2008, l’Amministrazione comunale ha avviato un progetto di recupero e valorizzazione, restituendo alla collettività un complesso monumentale di grande pregio, oggi riconvertito a funzioni culturali e di servizio pubblico.
Le opere, in prevalenza dipinti, rappresentano l’eredità di una generazione di artisti giunti a maturità tra la fine degli anni Trenta e i primi anni Quaranta. Il percorso espositivo prende avvio dalla storia della “stanzina” di via Tripoli, dove nel 1925 due adolescenti, Mario Maestrelli e Virgilio Carmignani, riunirono un gruppo di giovani appassionati d’arte, dando vita a una comunità creativa e a un laboratorio di idee e talenti.
L’esposizione si articola in otto sezioni che seguono l’evoluzione di quella stagione artistica: dalle prime esperienze all’Istituto d’Arte di Porta Romana di Firenze – dove si formarono Carmignani, Maestrelli, Amleto Rossi, Ghino Baragatti, Loris Fucini e Sineo Gemignani – fino alle prove più mature degli anni Cinquanta e Sessanta.
Sono esposti anche lavori di Renato Alessandrini, Enzo Faraoni, Piero Sedoni, Pietro Tognetti, Gino Terreni e Gigi Boni. È la storia di una generazione che, tra successi ai Littoriali dell’Arte, alle Biennali di Venezia e alle Triennali di Milano, attraversò la guerra, la prigionia, la Resistenza e la ricostruzione, continuando a cercare nuovi linguaggi tra realismo, astrazione e sperimentazione figurativa.
“Dopo un lavoro di ricerca durato quasi due anni, segnato da molte scoperte inaspettate, è con profonda emozione che annunciamo l’apertura di una grande mostra dedicata alla stagione artistica che, a partire da un secolo fa, vide protagonisti alcuni giovani empolesi. – hanno affermato i curatori Belinda Bitossi, Marco Campigli, Cristina Gelli e David Parri”.
“Tra il percorso di formazione canonica presso l’Istituto d’Arte di Porta Romana a Firenze e la frequentazione di spazi condivisi, come la ‘stanzina’ di via Tripoli – ricordano i curatori – quei ragazzi dettero vita a un sodalizio caratterizzato da forti legami di amicizia e da una passione per le arti figurative che il pubblico può ora riconoscere nelle otto sezioni del percorso espositivo.”
In mostra oltre 150 opere, molte delle quali mai esposte prima e provenienti da collezioni pubbliche e private, che ripercorrono trentacinque anni di vicende artistiche e umane capaci di proiettare Empoli nel panorama culturale nazionale come “provincia del Novecento”.
In questa provincia, all’apparenza quieta, Empoli era in realtà una piccola città operaia e operosa, insieme agricola e borghese, in cui la temperatura artistica fu sorprendentemente alta. Quando i curatori hanno deciso di raccontare questa storia attraverso una mostra, avevano solo un’idea parziale dell’ampiezza e della ricchezza di questo straordinario patrimonio culturale. “Provincia Novecento” nasce dal desiderio di restituire un legame emotivo e culturale con queste figure del recente passato, riportando alla luce non solo le loro opere ma anche la percezione viva di un mondo condiviso, in cui le storie individuali si intrecciano con la storia collettiva della città. Accanto a dipinti e sculture sono esposti anche disegni, bozzetti e fotografie d’epoca che ricostruiscono la rete di relazioni tra artisti, territorio e società.
