Cinquant’anni dopo Valenzi: Napoli riscopre il coraggio della speranza
Di Mario Conforto
Quando la città decise di cambiare passo, era il 1975 e Napoli scelse Maurizio Valenzi alla guida di Palazzo San Giacomo. Mezzo secolo più tardi, in un tempo nuovamente attraversato da inquietudini e domande collettive, la Fondazione Valenzi rilancia quel lascito con un ampio programma di iniziative che intreccia memoria, arte e diritti, mettendo in dialogo la Napoli di allora con quella di oggi. Non una commemorazione rituale, ma un esercizio civile di attualizzazione, nel segno di quella tensione vitale che Eduardo De Filippo descriveva come «la voglia di comunicare con gli altri, di scambiarci un’idea, una speranza, un sogno».
Il percorso prende avvio nel cuore dell’inverno, il 20 dicembre, con l’apertura della mostra fotografica ‘La Napoli che si accese. Cultura e spettacolo (1975-1983)’, un racconto per immagini della stagione dell’Estate a Napoli, quando piazze, teatri e strade tornarono a essere luoghi di incontro e partecipazione. L’esposizione resterà visitabile fino al 31 gennaio 2026, segnando l’inizio di un calendario destinato a proseguire lungo tutto il prossimo anno.
Il filo artistico proseguirà nella primavera del 2026 con ‘Maurizio Valenzi: il sogno di una festa’, un allestimento curato dallo scenografo Giovanni Girosi, che rievoca lo spettacolo del 1979 ispirato alla ‘Festa di Piedigrotta’ di Raffaele Viviani, nella storica regia di Roberto De Simone. A suggellare questo versante creativo, la realizzazione di una litografia d’autore, in tiratura limitata e certificata, tratta da un’opera dello stesso Valenzi, a cura dell’Industria Grafica di Vincenzo Boccia.
Accanto all’arte, emerge con forza il tema della cura dell’infanzia, cardine spesso dimenticato delle politiche pubbliche di quegli anni. La Fondazione promuove una ricerca storica sull’orfanotrofio-lager del Castello aragonese di Baia, chiuso grazie all’impegno dell’assessora Emma Maida, e un convegno dedicato all’azione dell’UdI (Unione donne d’Italia), alle esperienze di Scuola Aperta nel bosco di Capodimonte e ai soggiorni estivi in colonia. In questo solco si inserisce anche la proiezione del film ‘Il treno dei bambini’, alla presenza della scrittrice Viola Ardone, e la presentazione in video del progetto ‘Bell’ e buon’’, che la Fondazione porta avanti dal 2011.
La storia e la memoria costituiscono l’altro grande asse dell’iniziativa. Sono in programma la presentazione del volume ‘Maurizio Valenzi. Un sindaco venuto dal mare’ di Tonino Scala, le interviste video realizzate da Federico Quagliuolo per Storie di Napoli, e un incontro dedicato alla completa digitalizzazione dell’Archivio Valenzi, oggi arricchito dal fondo Andrea Geremicca e tutelato dalla Soprintendenza archivistica. Troveranno spazio anche la pubblicazione ‘Con affetto e stima’, che raccoglie le dediche nei libri della Biblioteca Maurizio e Litza Valenzi, e l’edizione delle lettere inviate dai disoccupati al sindaco, analizzate dalla storica Gloria Chianese con il titolo ‘Il sottoscritto non vuole rubare…’. A completare il quadro, la produzione di un video podcast con immagini e testimonianze di quella stagione amministrativa.
Lo sguardo, tuttavia, non resta confinato ai confini cittadini. In collaborazione con altri enti e sotto il coordinamento dell’associazione Futura Umanità, la Fondazione parteciperà a un itinerario nazionale dedicato alle esperienze delle giunte rosse degli anni Settanta, inserendo Napoli in una riflessione più ampia sulla storia democratica del Paese.
Cinquant’anni dopo, il messaggio che riaffiora non è nostalgico, ma esigente: la convinzione che una città possa ancora immaginare se stessa, ritrovando nel proprio passato non un rifugio, bensì una spinta per il futuro.
