Casal di Principe (Ce), autismo, legalità, futuro: diciotto anni in cui il silenzio diventa forza civile
Di Mario Conforto
C’è un luogo, a Casal di Principe, dove il tempo ha cambiato direzione e il significato delle parole. Venerdì 20 febbraio 2026, al Teatro della Legalità, un’intera giornata – dalle 9.30 alle 16.30 – sarà dedicata a raccontare una storia che intreccia autismo, impegno civile e responsabilità collettiva. È qui che La Forza del Silenzio, cooperativa sociale, celebra diciotto anni di attività, maturati dentro beni confiscati alla criminalità organizzata e restituiti alla comunità come presìdi di cura, ricerca e inclusione.
Non è una ricorrenza rituale, ma il bilancio vivo di un percorso che ha trasformato spazi segnati dall’illegalità in laboratori di umanità. Dove prima si esercitava il dominio del potere criminale, oggi agisce lo Stato nella sua forma più concreta: servizi, accompagnamento delle famiglie, progettualità educative, opportunità di lavoro. Una metamorfosi che ha un nome preciso e un orizzonte chiaro: legalità praticata, non proclamata.
L’iniziativa, dal titolo ‘Autismo · Legalità · Futuro. 18 anni di impegno civile, ricerca e inclusione’, riunisce istituzioni, mondo associativo, imprese e società civile attorno a un’esperienza che ha saputo coniugare competenza scientifica e radicamento territoriale. Nel corso della giornata saranno ripercorse le tappe di un cammino lungo quasi due decenni: dalle prime attività nei beni affidati da Agrorinasce alle buone pratiche di inclusione sociale e lavorativa, fino alle nuove traiettorie di innovazione e ricerca.
Al centro, però, non ci sono solo i numeri o i progetti. Ci sono le persone. Le famiglie che hanno trovato risposte dove prima c’era isolamento; i ragazzi e gli adulti con disturbo dello spettro autistico che hanno potuto sperimentare autonomia, dignità, futuro. In questa prospettiva, l’autismo smette di essere una parola da confinare nel perimetro sanitario e diventa una questione pubblica, un banco di prova per la qualità democratica di un territorio.
«La legalità – quando è vissuta e non declamata – genera sviluppo umano», è il messaggio che attraversa l’intera iniziativa. Un’affermazione che trova riscontro nei fatti: lavoro, competenze, reti sociali, responsabilità condivise. È qui che il silenzio evocato nel nome dell’associazione perde ogni connotazione di marginalità e si fa voce collettiva, capace di incidere sulle politiche e sulle coscienze.
L’appuntamento del 20 febbraio non guarda solo al passato. Al contrario, apre una riflessione sul domani: sul ruolo delle imprese nella costruzione di modelli inclusivi, sulla funzione delle istituzioni nel garantire continuità e visione, sulla necessità di una cittadinanza attiva che riconosca nell’inclusione una leva di sviluppo e non un costo.
Diciotto anni dopo, La Forza del Silenzio dimostra che la restituzione dei beni confiscati non è un atto simbolico, ma una scelta che produce futuro. E che l’autismo, se accompagnato da competenza, ricerca e legalità, può diventare misura della maturità civile di un Paese.
