Capodimonte Doppio Caravaggio

Di Mario Conforto
NAPOLI – Due capolavori di Michelangelo Merisi, detto Caravaggio, si ritrovano fianco a fianco, dopo secoli, in un dialogo visivo di straordinaria intensità. Dal 24 luglio al 2 novembre, il Museo e Real Bosco di Capodimonte ospita ‘Capodimonte Doppio Caravaggio’, una mostra eccezionale che accosta per la prima volta l’Ecce Homo – recentemente riscoperto e proveniente da Madrid – alla Flagellazione di Cristo, custodita nello stesso museo e rientrata da poco dalla Capitale, dove era stata prestata per la rassegna ‘Caravaggio 2025’ allestita in occasione del Giubileo.
L’iniziativa, sostenuta dal Comune di Napoli nell’ambito delle celebrazioni per i 2500 anni della città, è il frutto di un dialogo diplomatico e scientifico con il Ministero della Cultura spagnolo, il Museo del Prado e il nuovo – ancora anonimo – proprietario dell’Ecce Homo. L’opera, attribuita definitivamente al Merisi nel 2021, era stata a lungo dimenticata e solo di recente è tornata a occupare un posto centrale negli studi caravaggeschi, catalizzando l’attenzione della comunità scientifica e del pubblico internazionale.
«Questa volta il nostro Ospite è davvero speciale – ha affermato il direttore del Museo e Real Bosco di Capodimonte, Eike Schmidt –. Appena abbiamo saputo che l’Ecce Homo sarebbe arrivato in Italia, ci siamo mossi per ospitarlo a Napoli al termine della mostra romana. La nostra motivazione era forte, e oggi siamo lieti di annunciare che le due opere di Caravaggio saranno esposte insieme, sulla stessa parete della sala 62, per un confronto unico e di straordinaria suggestione. Doppio Caravaggio è un omaggio potente ai 2500 anni della nostra città».
L’Ecce Homo, realizzato probabilmente proprio a Napoli tra il 1606 e il 1607 – gli stessi anni della Flagellazione, eseguita per la chiesa di San Domenico e oggi di proprietà del Fondo Edifici di Culto – fa dunque ritorno, per la prima volta, nella città che ne fu culla. Si tratta dell’unica occasione italiana in cui il dipinto sarà visibile prima del rientro definitivo in Spagna, dove è normalmente esposto al Prado in virtù di un accordo con il collezionista privato che lo possiede.
La mostra si inserisce nel ciclo ‘L’Ospite’, la serie di esposizioni temporanee che Capodimonte sta promuovendo durante il progressivo rinnovamento dei suoi ambienti espositivi. Un progetto che mira a porre il museo napoletano al centro di una fitta rete di collaborazioni con le principali istituzioni culturali italiane e internazionali, secondo una politica dei prestiti che valorizza il patrimonio custodito a Napoli e ne rafforza la visibilità globale.
Il direttore Schmidt ha voluto ringraziare il sindaco Gaetano Manfredi, la direttrice artistica di Napoli 2500 Laura Valente e l’amministrazione comunale per il supporto alla promozione dell’iniziativa, definendola una delle proposte più significative del calendario celebrativo. E lo è davvero: la possibilità di contemplare insieme due tra i più intensi e drammatici dipinti di Caravaggio, per di più nel luogo stesso in cui furono pensati o eseguiti, rappresenta un’occasione irripetibile per studiosi, appassionati e visitatori.
Ancora una volta, Napoli si conferma crocevia della grande arte e laboratorio vivente di bellezza, storia e rinascita.
