‘Anatomia del Mezzogiorno’, a Napoli il confronto sul potere tra storia e memoria
Di Mario Conforto
Nel cuore di Napoli, mercoledì 29 aprile alle ore 16, via Mezzocannone 4, Aula 2, la Scuola superiore meridionale ospita un appuntamento che ambisce a leggere in profondità le trasformazioni del Sud: il convegno ‘Anatomia del Mezzogiorno. Le sedi del potere e la memoria sociale’, promosso nell’ambito del ciclo culturale di Liberi Oltre le Illusioni, realtà impegnata nella diffusione del dibattito pubblico su economia, storia e politica.
L’iniziativa si inserisce in una più ampia programmazione nazionale che vede l’associazione attiva su più territori con incontri, seminari e momenti di confronto civile, spesso dedicati ai grandi nodi contemporanei, dalla geopolitica all’economia, fino alla rilettura critica dei processi storici.
Al centro dell’incontro partenopeo vi è una domanda tanto semplice quanto radicale: come si è formato e trasformato il potere nel Mezzogiorno d’Italia? Un interrogativo che attraversa i secoli, dalle radici ottocentesche fino ai traumi del Novecento, e che si intreccia con la costruzione della memoria collettiva e delle identità sociali.
A guidare la riflessione saranno due studiosi di primo piano. La storica Gabriella Gribaudi, già direttrice del Dipartimento di Sociologia dell’Università Federico II, porterà il suo sguardo sulle dinamiche sociali e sulle fratture prodotte dai grandi eventi del XX secolo. Accanto a lei, Carmine Pinto, ordinario di Storia contemporanea all’Università di Salerno, offrirà una lettura delle strutture di potere e delle loro metamorfosi nel lungo periodo.
L’obiettivo dichiarato è ambizioso: ricostruire le “mappe invisibili” del potere meridionale, analizzandone le continuità e le cesure, ma anche comprendere quanto le grandi guerre abbiano inciso nella ridefinizione degli equilibri politici e sociali del Sud. Non si tratta soltanto di storia accademica, ma di una chiave interpretativa per leggere il presente.
Il titolo stesso dell’iniziativa richiama una prospettiva quasi anatomica: dissezionare, con rigore scientifico, le strutture profonde che hanno modellato il Mezzogiorno. In questa prospettiva, la memoria sociale diventa elemento decisivo, non come semplice deposito del passato, ma come forza attiva capace di influenzare il presente.
L’incontro, ospitato nella sede di via Mezzocannone, si presenta dunque come un momento di alta divulgazione, in cui il sapere storico si mette al servizio della comprensione civica. Un’occasione, per studiosi e cittadini, di interrogarsi sulle radici di un territorio complesso e sulle traiettorie future di un’area che continua a rappresentare una delle grandi questioni irrisolte del Paese.
