Addio a Mimmo Jodice, l’occhio poetico di Napoli: camera ardente al Maschio Angioino
Di Mario Conforto
NAPOLI – Si è spento Mimmo Jodice, uno dei più grandi maestri della fotografia contemporanea, artista che ha saputo restituire alla città la sua anima sospesa tra mito e realtà. Per volontà del Sindaco di Napoli e dei familiari, la camera ardente sarà allestita giovedì 30 ottobre, dalle 12 alle 16.30, al Maschio Angioino, lo stesso luogo che accolse la sua ultima, intensa mostra ‘Napoli Metafisica’. Un omaggio che suggella, nel cuore monumentale della città, il legame indissolubile tra il fotografo e la sua terra.
Nato a Napoli nel 1934, Jodice ha attraversato oltre sessant’anni di storia dell’immagine con uno sguardo rigoroso e visionario. Docente di Fotografia all’Accademia di Belle Arti di Napoli, fu tra i pionieri nell’introdurre la fotografia nel mondo accademico, riconoscendole dignità artistica e potenza espressiva. La sua ricerca, segnata da una costante tensione tra tempo, memoria e silenzio, ha ridefinito il modo di vedere il paesaggio urbano e umano.
Negli anni Sessanta e Settanta si avvicinò alle avanguardie artistiche e al linguaggio concettuale, dialogando con pittori e scultori come Lucio Amelio, Pistoletto e Kounellis. Da quella stagione nacquero scatti che univano la riflessione estetica alla tensione civile. Le sue immagini – rigorosamente in bianco e nero, dominate da luce rarefatta e geometrie sospese – non documentano ma rivelano, restituendo alla realtà la profondità del pensiero.
Opere come ‘Vedute di Napoli’, ‘Mediterraneo’ e ‘Isolario Mediterraneo’ hanno segnato la storia della fotografia italiana, portando la visione di Jodice nei più importanti musei del mondo: dal MoMA di New York al Centre Pompidou di Parigi, fino alla Tate Modern di Londra. In ogni progetto, l’artista ha esplorato il dialogo tra l’uomo e il suo spazio, tra la pietra e il mare, tra l’eterno e il fugace.
Napoli, per lui, non fu mai semplice sfondo ma personaggio vivo, protagonista di un racconto poetico e malinconico. «Non ho mai fotografato Napoli per descriverla», diceva, «ma per ritrovarla dentro di me».
Con la sua scomparsa, la città perde non solo un fotografo ma un interprete dell’invisibile, capace di trasformare l’immagine in pensiero e la luce in emozione.
Il Maschio Angioino, che giovedì accoglierà il suo ultimo saluto, diventa così il simbolo di una città che rende omaggio al suo sguardo più profondo e alla sua voce più silenziosa.
