A Napoli il workshop ‘Da mostri a nostri’: finanza etica e cultura per restituire vita ai beni confiscati
Di Mario Conforto
Giovedì 12 febbraio, dalle 9.30 alle 13.00, nella sala riunioni n. 18 al primo piano dell’Isola A6 del Centro direzionale di Napoli, la Fondazione Pol.i.s. della Regione Campania e Cooperfidi Italia promuovono un momento di confronto dedicato al destino dei beni confiscati alla criminalità organizzata. Il titolo scelto – ‘Da mostri a nostri’ – racchiude un programma civile prima ancora che economico: trasformare ciò che era simbolo di sopraffazione in patrimonio condiviso, attraverso strumenti culturali e finanziari capaci di agevolare l’accesso al credito per il terzo settore.
Ad aprire i lavori saranno don Tonino Palmese, presidente della Fondazione Pol.i.s., e Dino Forini, direttore generale di Cooperfidi Italia. Le loro introduzioni delineeranno il perimetro di una questione che non riguarda soltanto la gestione immobiliare o aziendale, ma interpella la coscienza collettiva e la responsabilità delle istituzioni. Restituire alla comunità ciò che le mafie hanno sottratto significa, infatti, ricucire una frattura etica prima ancora che amministrativa.
Il confronto entrerà poi nel vivo con gli interventi di Pasquale Assenti, vice responsabile di Banca Etica – filiale di Napoli, di Vincenzo Pittella, responsabile territoriale retail Campania nord di BPER Banca, e di Filomena Villano, direttrice della filiale terzo settore – Direzione impact di Intesa Sanpaolo. Tre prospettive differenti, accomunate dall’attenzione verso modelli di finanza responsabile e di sostegno concreto alle realtà sociali.
L’iniziativa si rivolge a cooperative, associazioni ed enti del terzo settore, chiamati non soltanto ad ascoltare, ma a intervenire in prima persona. La struttura dell’incontro, volutamente aperta, intende favorire uno scambio diretto, senza rigidità protocollari, affinché domande, criticità ed esperienze possano tradursi in proposte operative.
Il nodo centrale resta l’accessibilità al sistema creditizio: spesso i soggetti che si aggiudicano un bene confiscato si trovano a dover affrontare ostacoli burocratici e finanziari che rischiano di vanificare l’assegnazione stessa. In tale prospettiva, il dialogo tra istituti bancari e organizzazioni sociali appare decisivo per costruire percorsi sostenibili, capaci di coniugare legalità, sviluppo territoriale e inclusione economica.
L’appuntamento partenopeo si configura dunque come un laboratorio di idee e di strumenti, nel quale la parola “riuso” assume una valenza che supera l’ambito tecnico: non semplice riutilizzo, ma rigenerazione di senso. Da ciò che era percepito come “mostro” – espressione tangibile del potere criminale – a ciò che diventa “nostro”, bene comune restituito alla collettività. Una metamorfosi linguistica che è, prima ancora, una trasformazione civile.
