MEMORIA E RICONCILIAZIONE LA CHIESA E LE COLPE DEL PASSATO

Il 12 marzo 2000 Papa Giovanni Paolo II nella Giornata del Giubileo del Perdono, da lui istituita, compì quello che sarebbe stato definito come uno degli atti più rivoluzionari del suo pontificato: per la prima volta un Papa chiede, in modo ufficiale, perdono per i peccati commessi dalla Chiesa nella storia, dalle Crociate all’Inquisizione e all’antisemitismo, episodi in cui molti Papi e rappresentanti dell’istituzione ecclesiastica avevano esercitato nel corso dei secoli violenza e abusi, in nome di logiche di potere e di sfruttamento, azioni che non testimoniavano di certo gli insegnamenti dei Vangeli.
Risuona come fosse oggi, durante la celebrazione a san Pietro, quel triplice “Mai più!” pronunciato dal Papa, ormai al tramonto del suo tempo, col suo sguardo stanco, ma sempre d’aquila, e la mano tragicamente tremante per il morbo di Parkinson che ormai avanzava sempre più impietosamente.
“Mai più contraddizioni alla carità nel servizio della verità! Mai più gesti contro la comunione della Chiesa! Mai più offese verso qualsiasi popolo! Mai più ricorso alla logica della violenza! Mai più disumanizzazione, esclusioni o pressioni! Mai più disprezzo dei poveri e degli ultimi!”.
MEMORIA E RICONCILIAZIONE:LA CHIESA E LE COLPE DEL PASSATO è, dunque, il titolo della pubblicazione di poche pagine, ma molto intensa, per le Edizioni san Paolo, con la presentazione di Bruno Forte, che riporta lo studio sul tema, in vista della celebrazione di Papa Giovanni Paolo II del Giubileo dell’anno 2000, proposto alla Commissione Teologica Internazionale da parte del suo Presidente, allora Card. J. Ratzinger e futuro papa Benedetto XVI. Per preparare questo studio venne formata una Sottocommissione composta dal Rev. Christopher Begg, da Mons. Bruno Forte (presidente), dal Rev. Sebastian Karotemprel, S.D.B., da Mons. Roland Minnerath, dal Rev. Thomas Norris, dal Rev. P. Rafael Salazar Cárdenas, M.Sp.S., e da Mons. Anton Štrukelj. Numerosi gli incontri da loro tenuti a Roma nel 1998 e nel 1999, il testo definitivo fu approvato in forma specifica, dalla Commissione Teologica Internazionale, con voto scritto, e fu poi sottoposto al suo presidente, il Card. J. Ratzinger, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, il quale diede la sua approvazione per la pubblicazione. Lo studio si fonda su una riflessione teologica sulle condizioni di possibilità degli atti di “purificazione della memoria”, legati al riconoscimento di colpe del passato da parte della Chiesa. Scopo del testo non è stato quello di prendere in esame casi storici particolari, ma di chiarire i presupposti che rendano fondato il pentimento relativo a colpe passate.
“La Chiesa è una unità dei secoli e delle generazioni che non è pura memoria, ma vivono dentro di essa e dentro di noi, in quanto Chiesa, il bene e il male”: con queste parole l’allora Cardinale Ersilio Tonini, già arcivescovo metropolita di Ravenna e Cervia, chiamato a commentare la diretta TV dell’evento, stigmatizzava i limiti che individuava nella Chiesa anche del suo tempo.
“Degli elementi da attenzionare sono la superbia, l’inaridimento della propria coscienza religiosa, il disincantamento che si traduce in dimenticanza. In tal senso la stampa e mass media hanno un ruolo fondamentale (…) potremmo definirli “futuri decisori del mondo perché, citando Aristotele, l’occhio è il più forte dei sensi e le immagini hanno un potere straordinario”. Altri elementi da attenzionare anche le frontiere dell’ingegneria genetica secondo quella che Tonini individuava come un pilastro portante “la morale della responsabilità: si tratta veramente di preparare il futuro”.
Accurato anche il lavoro di Bruno Forte, presidente della commissione, adesso Arcivescovo di Chieti e Vasto, che tornerà tra qualche settimane alla sua terra natale, Napoli, dopo ventidue di lavoro: per lui da questo gesto emergono tre elementi, ovvero la Chiesa come soggetto storico unico; l’analisi di un giudizio storico e di un giudizio teologico; la ricaduta pastorale come stile di una Chiesa che è aperta alla misericordia.
Il documento, presentato per l’occasione della giornata, è una esortazione alla “confessio peccati”, ma, nello stesso tempo, al passaggio verso una “confessio laudis”: la Chiesa opera la cosa giusta dentro vasi di creta, proprio accorgendosi di questa propria fragilità si riesce a camminare tutti insieme in maniera sinodale.
Il Cardinale Emerito Ersilio Tonini, sempre durante la diretta Rai, definisce questo gesto “un segno strapotente: questo Papa ha una mano tremante, si muove impetuosamente …la Chiesa deve fare attenzione ad essere umile questo è un gesto di fraternità, non è un segno di debolezza. La verità è una forza. La ricchezza del perdono è l’atto più sconvolgente e straordinario dell’anno Santo: riflettere sul passato aiuta a fare un passo importante per l’avvenire.
Il vaticanista Luigi Accattoli, in un’intervista mandata in onda per l’occasione. affermava di considerare una fortuna che tale idea venisse da un Papa così forte, perché “sono 21 anni in realtà che questo Papa chiede perdono”. Anche il rabbino di Milano Giuseppe Laras ricordò la potenza di un altro gesto significativo e di portata storica nella stessa direzione, compiuto nel 1986 da Giovanni Paolo II, quando varcò la soglia della sinagoga romana. “Si chiude in un certo senso il passato e si apre un futuro prossimo”.
Da tutti viene sottolineata la potenza di questo gesto nell’anno del grande Giubileo: “mentre chiediamo perdono, noi perdoniamo a nostra volta.”
Qui di seguito alcuni momenti iconici che avevano scandito, fino a quel giorno, le tappe del Pontificato di Giovanni Paolo II: Visita ad Auschwitz (7 giugno 1979); Giovanni Paolo II in Terra Santa al Muro del Pianto (26 marzo 2000, Servizio di Enzo Biagi da “Il Giorno e la Storia”); La visita alla moschea degli Omayyadi a Damasco (6 maggio 2001).
Il perdono reciproco, reciprocamente concesso ed accolto, i cristiani perdonati, e disposti a perdonare volentieri, entrarono nel Terzo Millennio come testimoni credibili di speranza. “Ed essere testimoni di speranza è fondamentale”, una eredità e una direzione che i pontefici che seguirono Giovanni Paolo II al soglio di Pietro negli anni, Papa Benedetto XVI, Papa Francesco e, adesso, Papa Leone XIV, hanno raccolto come cardine del loro Magistero.
“Memoria e riconciliazione” è, dunque, una lettura fortemente raccomandata in un tempo di revisionismo storico e di abuso dei simboli cristiani perfino da parte del potere politico in vari contesti. Ancora oggi, 26 anni dopo.
