Verona 25 anni dal riconoscimento Unesco

Al netto dell’autocelebrazione e dell’immancabile retorica peraltro limitata a pochi relatori, il convegno “25 anni di sito UNESCO per Verona. Un passato che apre al futuro“, svoltosi al Palazzo della Gran Guardia, fortemente voluto dal Comune di Verona, ha mantenuto le promesse. I presenti, rappresentanti delle istituzioni ed esperti di vari settori, hanno fornito significativi spunti di riflessione su gestione sostenibile e strategie di valorizzazione del sito patrimonio Unesco dal 30 novembre 2000, quando l’Assemblea plenaria del World Heritage Committee riunita in Australia, a Caims, iscriveva la “city of Verona” nella lista del patrimonio mondiale. Un’intera area urbana di 780 ettari. Il motivo: “Verona rappresenta in modo eccezionale il concetto della città fortificata in più tappe caratteristico della storia europea“. Per essere più chiari: “Per la sua struttura urbana e per la sua architettura, Verona è uno splendido esempio di sviluppo urbano di città che si è sviluppata progressivamente e ininterrottamente durante duemila anni, integrando elementi artistici di altissima qualità dei diversi periodi che si sono succeduti“. Le immagini del documentario “Le mura di Verona“, commissionato dal Comune di Verona, diretto dal regista Gaetano Morbioli, proiettato in anteprima in apertura del convegno, sono la migliore rappresentazione di come Verona abbia formato la propria identità urbana, architettonica e sociale sviluppandosi all’interno di quel perimetro e di cosa abbia convinto gli esperti Unesco. Il riconoscimento però porta con sé certo prestigio internazionale e opportunità ma anche responsabilità non raggirabili. I flussi turistici che da qualche anno congestionano il centro della città scaligera, concentrati quasi esclusivamente intorno a luoghi ormai standardizzati come la Casa di Giulietta e l’Arena, analizzati e interpretati, richiedono decisioni da prendere in accordo con vari soggetti, compresa la cittadinanza residente, perché si scoprano e apprezzino altri elementi del paesaggio urbano come appunto le mura e contemporaneamente si esca dal “congelamento” che avrebbe caratterizzato la zona del centro storico e aprirsi al presente e al futuro, con architetture capaci di rendere attraverso linee e soluzioni nuove i fermenti della città contemporanea prendendo spunto e consapevolezza del conflitto tra cittadini e turisti, tra l’esigenza di abitare e la voglia di trascorrere il tempo libero, come ha evidenziato per l’Ordine degli Architetti di Verona Alberto Vignolo, perché la città è mutata nei modi d’uso.

Per evitare il ripetersi di errori che stanno caratterizzando anche altre città d’arte esistono già strumenti normativi come il Piano di Gestione, almeno sulla carta in grado di garantire efficacia, coerenza e continuità nei processi decisionali se basato su una logica di condivisione e integrazione che parta dalla consapevolezza comune del valore del patrimonio e quindi porti a individuare le linee per coordinare tutela, valorizzazione, partecipazione e sviluppo o altre esperienze come quella messa in atto a Caserta per la valorizzazione del sito Unesco comprendente la Reggia vanvitelliana, l’Acquedotto Carolino e il complesso di San Leucio, presentata da Mariano Nuzzo dell’Università di Ferrara, ex Soprintendente per le province di Benevento e Caserta.
A guidare le prossime scelte anche i risultati ottenuti con il progetto Smart Verona, finanziato dal Ministero del Turismo. Con il finanziamento il Comune di Verona ha potuto realizzare una piattaforma personalizzata con dati che consentono di profilare e analizzare i comportamenti di mobilità e di parlato digitale dei visitatori di Verona Città Unesco. Lo studio, che ha visto la partecipazione di altri attori come il Dipartimento di Management dell’Università, la società Maxfone SRL (partner tecnologico), WindTre Business (data mobility provider), i Musei Civici e la Destination Verona & Garda Foundation (promoter turistico), AMT 3 (per supporto di visibilità) e alcuni content creators per parte della sperimentazione social. si è concentrato intorno ad otto aree di interesse storico, artistico e culturale. L’obiettivo: comprendere e migliorare l’esperienza di visita da parte dei turisti e nello stesso servirsi dei dati a disposizione per i prossimi progetti già in cantiere.
Durante le quasi otto ore di interventi nel convegno sono state presentate alcune azioni:
- lo sviluppo di un percorso museale all’interno dell’Anfiteatro Arena, che vada ad ottimizzare l’utilizzo degli spazi e nello stesso tempo dare visibilità e quindi valore alle novità scientifiche emerse dalle indagini archeologiche e dai lavori realizzati negli ultimi anni, innovando anche i linguaggi, in vista anche delle cerimonie di chiusura delle Olimpiadi Milano Cortina 2026 e di apertura della Paralimpiadi;
- il restauro della Torre Pentagona, antica fortificazione medioevale. L’intervento, resosi necessario dopo la caduta di frammenti di laterizi, intende permettere l’accessibilità e la fruizione da parte di cittadini e turisti e contribuire a decongestionare alcune zone del centro, proponendosi come manufatto di possibile collegamento con il Museo Lapidario (patrimonio poco conosciuto e frequentato con solo 6mila presenze in media all’anno) e attraverso il camminamento sui Portoni di piazza Bra implementare percorsi di visita meno scontati:
- la creazione di un percorso integrato che coinvolga i castelli della città scaligera e di quelli del territorio, andando a valorizzare le strutture fortificate così caratterizzanti il territorio e a sviluppare un concetto di turismo attento e realmente impegnato nella salvaguardia dell’ambiente, riconoscendo un sistema a rete interdipendente;
- il potenziamento della capacità turistico-attrattiva delle mura di Verona, ad oggi ancora per molti sconosciute e quindi poco valorizzate, a dispetto della decisione dell’Assemblea UNESCO 25 anni fa, che sottolineava come “Verona rappresenta in modo eccezionale il concetto della città fortificata“. Le problematicità legate alla difficile convivenza tra le mura come monumento e la vegetazione cresciuta in mancanza di manutenzione possono rivelarsi la vera chiave di svolta, attraverso la proposta e organizzazione ad esempio di passeggiate trekking, iniziative di cicloturismo e turismo equestre, e quindi puntando su una fruizione e valorizzazione delle mura magistrali risalenti nel primo tracciato al 1324.

L’augurio è naturalmente che vengano rispettate le premesse e promesse dei vari portatori di interesse perché non vengano create ulteriori aree di overtourism ai danni dei residenti, stakeholder di norma marginalizzato se non tutto ignorato nelle politiche turistiche. Che forse si è davanti ad un reale intento di coinvolgimento ed ascolto delle varie istanze l’indagine condotta dal Dipartimento di Management dell’Università di Verona in collaborazione con il Comune per valutare tre fattori: la percezione dell’impatto del turismo sul quotidiano, il livello di consapevolezza del patrimonio culturale cittadino e la propensione dei cittadini a partecipare ad iniziative per la sua conservazione.
