Santo Stefano di Camastra il successo per il 10° Corso di Fitoalimurgia. La guida naturalistica Fabio Morreale mentre si interfaccia con i corsisti
Non è solo una questione di botanica, ma un atto di recupero identitario quello che si è consumato lo scorso weekend tra i sentieri lussureggianti dei Nebrodi. L’associazione “I Nebrodi” ha dato vita alla decima edizione del Corso di Fitoalimurgia, un appuntamento ormai consolidato che ha trasformato il territorio di Santo Stefano di Camastra in un’aula a cielo aperto. La fitoalimurgia, disciplina che studia l’utilizzo delle piante spontanee per scopi alimentari, rappresenta oggi più che mai un ponte tra passato e futuro. In un’epoca dominata dalla standardizzazione alimentare, riscoprire ciò che la terra offre spontaneamente significa riappropriarsi di una memoria storica e di una biodiversità che rischiava di finire nell’oblio. Sotto la guida esperta di Fabio Morreale, guida naturalistica e profondo conoscitore della materia, i partecipanti hanno affrontato una due giorni di immersione totale. Il programma ha sapientemente alternato: sessioni teoriche per comprendere la biologia e le proprietà nutrizionali delle specie; escursioni didattiche per il riconoscimento sul campo, fondamentale per distinguere le eccellenze gastronomiche dalle insidie tossiche. Uno dei pilastri del corso è stato il tema della sicurezza.

“Riconoscere correttamente le piante è il primo passo per una raccolta consapevole”, è stato ribadito durante le lezioni. La distinzione tra una specie prelibata e una tossica (o semplicemente non idonea al consumo) richiede occhio allenato e metodo scientifico, doti che Morreale ha cercato di trasmettere ai corsisti per evitare pericolose improvvisazioni. Molte delle erbe classificate durante il weekend sono state per secoli la base della dieta mediterranea, per poi essere progressivamente dimenticate. Il corso ha voluto gettare una luce nuova su questi ingredienti “poveri”, ma ricchissimi di nutrienti e sapori autentici, incoraggiandone il ritorno nelle cucine domestiche e, perché no, in quelle dell’alta ristorazione locale. Oltre l’aspetto tecnico, l’evento ha confermato la sua valenza sociale. La decima edizione si è chiusa con un bilancio estremamente positivo, unendo conoscenza scientifica e convivialità. Recuperare le erbe spontanee significa, in ultima analisi, recuperare un pezzo della nostra storia e del nostro legame viscerale con il paesaggio siciliano.
