Procida a Firenze: Storia e spiritualità dell’isola nella trilogia fotografica
Il prossimo 17 gennaio, alle ore 16, presso il Loggiato del Pellegrino all’Impruneta (FI), inaugurerà la mostra fotografica dal titolo Terra Murata tra storia e spiritualità con scatti di Maria Grazia Dainelli e Carlo Midollini. Dopo un intenso e articolato percorso di ricerca storico-culturale e artistica sul borgo di Terra Murata, sull’isola di Procida, i due fotografi fiorentini presentano una mostra che raccoglie e sintetizza un lungo lavoro svolto negli ultimi quattro anni. Fotografie, interviste e approfondimenti realizzati in loco, per svelare un legame poco conosciuto ma affascinante tra Procida e la famiglia dei Medici di Firenze. Il progetto comprende tre esposizioni fotografiche – già svoltesi a Procida tra il 2022 e il 2025 – che raccontano, con immagine di grande forza simbolica, altrettante realtà dell’isola: l’ex carcere , la processione procidana del Venerdì Santo e il santuario intitolato a San Michele Arcangelo. Quest’ultimo, in particolare, si lega ai festeggiamenti che si terranno nel 2026 in occasione di un anniversario di straordinaria importanza: la recente scoperta di una pergamena che attesta l’esistenza del santuario già nell’anno 1026. La mostra non si limita a rievocare il passato ma si proietta verso il futuro, con la presentazione di un video con immagini di grande forza simbolica la storia e la spiritualità di tre realtà che rivelano l’anima più autentica dell’isola: l’ex carcere, la mostra non si limita a rievocare il passato, ma si proietta verso il futuro, con la presentazione di un video AI-Art realizzato dal collettivo Mathemart. Promossa e organizzata dall’Associazione Toscana Cultura, l’esposizione sarà inaugurata alla presenza del Sindaco del Comune di Impruneta, Riccardo Lazzerini, degli autori e di una delegazione proveniente dall’isola di Procida, tra cui i professori Francesca Borgogna e Antonio Lubrano. La mostra resterà aperta al pubblico fino al 31 del mese nei seguenti giorni e orari: venerdì, sabato e domenica, 10:00/13:00, 15:00-18:00.

Palazzo d’Avalos, ex carcere di Procida
Edificato nel 1563 per volontà del cardinale e feudatario aragonese Innico d’Avalos all’interno dell’antica fortificazione medievale, Palazzo d’Avalos racconta una storia densa di trasformazioni e di contrasti. Da austera fortezza medioevale, divenne nel Settecento una sontuosa residenza reale di caccia dei Borbone, che ne fecero un simbolo di prestigio e potere. Nel 1815 fu trasformato in scuola militare e, dal 1830, per volontà di Ferdinando II, in una struttura detentiva, snaturando il valore storico, politico e architettonico del complesso. Dopo l’Unità d’Italia, l’edificio continuò ad essere adibito a carcere fino al 1988. Nel corso del Novecento vi furono reclusi anche noti esponenti del regime fascista, tra cui Rodolfo Graziani, Junio Valerio Borghese e Attilio Teruzzi. Oggi il palazzo, affidato all’amministrazione comunale di Procida, è oggetto di un lento e complesso processo di recupero volto a restituire dignità e memoria alla sua parte storica. La mostra, realizzata il 10 ottobre 2022 e intitolata L’isola nell’isola – è nata da un’intervista a Giacomo Retaggio, medico del carcere per venticinque anni, e da ulteriori approfondimenti condotti da Maria Grazia Dainelli e Carlo Midollini, intrecciando storia, testimonianza e riflessione civile.

Processione del Venerdì Santo
La processione del Venerdì Santo è un’antica tradizione che si svolge fin dal XVII secolo (ai tempi con funzione penitenziale con autofustigazioni) sull’isola partenopea. Durante le prime ore del mattino del Venerdì Santo, al risuonar di tre squilli di tromba, che richiamano quelli per i condannati a morte in epoca romana a cui si risponde con altrettanti colpi di tamburo, da Terra Murata (il centro medievale dell’isola, sul suo punto più alto, dove si trova il santuario di San Michele Arcangelo) parte la processione. A sfilare sono i Misteri, “carri allegorici” costruiti dai procidani, che rappresentano la Passione di Gesù e altri episodi del Nuovo e dell’Antico Testamento. Sollevati e trasportati a braccia dagli uomini della Congregazione dei Turchini, i Misteri sono costituiti da una o più tavole di legno lunghe fino a otto metri e larghe due, sulle quali vengono allestite rappresentazioni con figure tridimensionali. I materiali utilizzati sono per lo più poveri: cartapesta, legno e stoffa. In passato venivano costruiti sui portoni delle case e mostrati solo al momento della processione del Venerdì Santo, da qui deriva il nome “Misteri”. La mostra di Maria Grazia Dainelli e Carlo Midollini, intitolata Procida e i suoi Misteri, si è svolta dal 17 marzo al 1° aprile 2024 presso il Museo dei Misteri sull’isola.
Santuario di San Michele Arcangelo
Situato nel cuore di Terra Murata, il santuario dedicato a San Michele Arcangelo rappresenta da secoli un luogo di profonda importanza storica e spirituale per l’isola di Procida. Secondo la tradizione, durante l’assedio del 1534-1535 da parte del pirata Khair ad-Din, detto Barbarossa, San Michele sarebbe disceso dal cielo brandendo una spada di fuoco, mettendo così in fuga i saraceni. In seguito a questo evento miracoloso, il culto dell’Arcangelo, patrono e protettore di Procida, si radicò profondamente nella vita religiosa della comunità. Le origini del santuario però non sono del tutto chiare. Come sottolinea Michele Parascandolo, il maggiore storico dell’isola alla fine del XIX secolo, le prime notizie documentate risalgono al 1026, anno in cui il santuario viene menzionato in una pergamena conservata presso l’archivio di San Gregorio Armeno a Napoli. In tale documento si riporta che il monaco Stefano, con il consenso dell’abate Leone del monastero di Sant’Angelo situato sull’isola di Procida, vendette una casa a Napoli, nel vico Nostriano. Nel XV secolo, a causa delle continue incursioni piratesche, i benedettini abbandonarono l’isola portando via l’archivio e i manoscritti del monastero.

La chiesa fu quindi secolarizzata dal Sommo Pontefice e data in commenda ad ecclesiastici secolari. Fu Innico d’Avalos a promuovere una significativa trasformazione del complesso, ampliandolo e arricchendolo, fino a farne un capolavoro architettonico a tre navate. Nel XVI secolo, ulteriori interventi, sempre voluti dal cardinale d’Avalos, restituirono splendore all’area conventuale, che si dotò anche di una preziosa biblioteca. Quest’ultima, arricchita nei secoli successivi, custodisce oggi circa ottomila volumi, in prevalenza testi di teologia, spiritualità e dogmatica, ma anche opere di carattere scientifico, letterario, storico e geografico, oltre a un centinaio di manoscritti datati dalla metà del Cinquecento ai giorni nostri. Tra questi figurano centotrentaquattro testi del XVI secolo (il più antico risale al 1534), quattrocentottanta del XVII secolo, milleduecentoquaranta del XVIII secolo, millesettecento del XIX secolo e numerosi altri manoscritti musicali di epoche diverse. Di particolare pregio due opere del cardinale Roberto Bellarmino, successore di Innico d’Avalos: Nonae declarationes, congregationis S.R.E. cardinalium (1634) e In omnes psalmos (1614). I locali sotterranei del santuario, noti come “catacombe”, un tempo erano destinati alla sepoltura dei defunti, i cui corpi venivano calati attraverso apposite botole e deposti per il naturale processo di decomposizione e mummificazione. Le spoglie mummificate venivano poi raccolte nell’annesso ossario. Utilizzato come cimitero fino al 1937, questo spazio rappresenta oggi un importante patrimonio archeologico e antropologico dell’isola. Tra storia e leggenda, il santuario di San Michele Arcangelo rimane un simbolo di fede e di memoria collettiva per la comunità procidana che ogni anno, l’8 maggio, celebra solennemente il suo patrono con una suggestiva processione, in cui la statua dell’Arcangelo percorre le strade dell’isola, rinnovando un legame secolare di devozione e identità. Una storia che Maria Grazia Dainelli e Carlo Midollini hanno raccontato lo scorso maggio – dal 9 al 31 – con la mostra San Michele a Terra Murata tra storia e spiritualità, presso il santuario intitolato all’Arcangelo.
