Nel ventre di Napoli, la memoria del futuro: Clemente Esposito e Paolo Pantani custodi del sottosuolo partenopeo
Di Mario Conforto
Nel cuore antico di Napoli, là dove la città visibile poggia da secoli su una trama segreta di cunicoli, cisterne, acquedotti e cavità millenarie, torna protagonista il grande racconto del sottosuolo napoletano. E lo fa attraverso la voce e il lavoro di due studiosi che, da oltre quarant’anni, condividono ricerca, impegno civile e passione per il Mezzogiorno: Clemente Esposito e Paolo Pantani.
Sarà infatti la storica Sala del Lazzaretto dell’ex Ospedale della Pace, in via dei Tribunali, ad accogliere la presentazione del secondo volume de ‘Il Sottosuolo Napoletano’, opera monumentale dedicata alla geografia invisibile della città. Un appuntamento che assume il valore di una vera e propria restituzione culturale alla comunità partenopea, in un luogo simbolico della memoria urbana e della storia sanitaria della capitale del Sud.
Da decenni, Clemente Esposito — considerato uno dei padri della speleologia urbana napoletana — esplora, rileva e documenta ciò che esiste sotto le strade della città. Un lavoro immenso, iniziato alla fine degli anni Sessanta, quando del sottosuolo di Napoli si conosceva ancora pochissimo e persino i ricoveri antiaerei della Seconda guerra mondiale erano stati dimenticati o trasformati in discariche di macerie. Attraverso centinaia di rilievi, fotografie, mappe e relazioni tecniche, Esposito ha contribuito a restituire dignità scientifica e storica a un patrimonio sotterraneo unico al mondo.
Il volume, destinato non soltanto agli specialisti ma anche ai cittadini, ricostruisce oltre duemila anni di scavi, acquedotti e cavità artificiali, raccontando una Napoli capovolta, parallela e misteriosa. Secondo gli studi condotti dal Centro Speleologico Meridionale, sotto la città sarebbero già stati individuati più di dieci milioni di metri cubi di vuoti, che rappresenterebbero tuttavia soltanto una parte dell’intero sistema ipogeo. Una vera “città nella città”, scavata nel tufo e nella memoria collettiva.

Accanto a Esposito continua a operare Paolo Pantani, membro del Centro Speleologico Meridionale e vicepresidente del Centro Studi Regione Mezzogiorno Mediterraneo EU-MED. Pantani è stato recentemente invitato, su delega del Comune di Monteverde e dello stesso Centro Studi EU-MED, a partecipare al Tavolo Tecnico Istituzionale e Governativo dedicato all’energia geotermica, istituito presso la Fondazione di Comunità Centro Storico di Napoli su iniziativa di SVIMEZ e Unione Geotermica Italiana.
Un incarico che testimonia quanto il tema del sottosuolo non appartenga soltanto alla memoria storica o archeologica, ma sia oggi al centro delle nuove prospettive energetiche e geopolitiche del Mediterraneo. Il Mezzogiorno, infatti, si trova sempre più al crocevia delle trasformazioni legate alle infrastrutture, all’energia e alla sostenibilità ambientale. La scelta della Sala del Lazzaretto per la presentazione del libro non è casuale. Quel grande ambiente seicentesco, lungo oltre sessanta metri, nacque come spazio destinato all’isolamento e alla cura degli appestati e dei lebbrosi. Ancora oggi conserva ballatoi sospesi, affreschi e architetture che raccontano il rapporto antico tra Napoli e le emergenze della storia. Un luogo carico di fascino e stratificazioni, simbolo perfetto per ospitare il racconto di ciò che vive sotto la città.
L’opera di Clemente Esposito non è soltanto una ricerca scientifica: è una dichiarazione d’amore verso Napoli. Una vita intera trascorsa a esplorare il “ventre” della città, trasformando cunicoli dimenticati e cavità abbandonate in patrimonio condiviso di conoscenza.
Ed è forse proprio qui il senso più profondo di questo nuovo appuntamento culturale: ricordare che il futuro del Sud passa anche dalla capacità di conoscere la propria storia nascosta, custodita nel silenzio della pietra e nelle profondità della terra.
