Napoli, ‘Third Eye Open Peace’: il murale di Shepard Fairey porta la pace a Ponticelli
Di Mario Conforto
A Napoli, nel cuore di Ponticelli, quartiere a est della città, un edificio di edilizia residenziale pubblica diventa superficie simbolica e segno urbano permanente: è qui che lo street artist statunitense Shepard Fairey, noto nel mondo con il nome di OBEY, ha realizzato Third Eye Open Peace, un’opera monumentale che intreccia linguaggio visivo, attivismo e riflessione interiore. L’intervento, inaugurato in questi giorni, nasce come gesto donato alla città e si inserisce in un più ampio progetto di valorizzazione dell’arte pubblica contemporanea a Napoli.
La scena si sviluppa su una facciata ampia e verticale, dove emerge un volto femminile frontale, assorto e solenne, circondato da elementi floreali che suggeriscono trasformazione e crescita. Sopra la figura domina la parola “PACE”, non come ornamento ma come affermazione netta, quasi programmatica. A completare la composizione, raggi luminosi si irradiano nello spazio pittorico, amplificando una sensazione di espansione e apertura percettiva.

Al centro del linguaggio iconografico si impone il terzo occhio, innestato nel simbolo della pace: un elemento che trascende la mera dimensione estetica per assumere una valenza etica e filosofica. L’opera, infatti, non si limita a denunciare o commentare le tensioni del presente globale, ma invita a un’indagine più profonda, quella della coscienza individuale come premessa della convivenza collettiva. Il contesto urbano non è neutro. L’opera si colloca in un’area complessa della città, dove il tessuto sociale e quello architettonico si intrecciano con fragilità e potenzialità. In questo scenario, il murale diventa dispositivo di riattivazione simbolica dello spazio pubblico, capace di restituire centralità visiva e narrativa a un quartiere spesso marginalizzato.
«Napoli è stata scelta ancora una volta da un artista di fama mondiale…», ha dichiarato il sindaco Gaetano Manfredi, sottolineando come la città si confermi laboratorio privilegiato per la street art internazionale e per processi di rigenerazione culturale legati al territorio.
L’opera si inserisce nel percorso espositivo “Power to the Peaceful”, ospitato alle Gallerie d’Italia Napoli, e si accompagna a una riflessione più ampia portata avanti dall’artista, da sempre impegnato nella relazione tra immagine, politica e attivismo visivo. Lo stesso Fairey ha spiegato come il lavoro nasca da una continuità ideale con la sua storica produzione legata al motto Make Art Not War, rielaborato oggi attraverso il concetto di introspezione e consapevolezza.

L’intervento è stato promosso dalla galleria Wunderkammern, parte del gruppo Deodato Group, realtà attiva nella produzione e diffusione dell’arte urbana contemporanea. Il coordinamento operativo è stato affidato a INWARD Osservatorio sulla Creatività Urbana, che ha mediato il dialogo tra istituzioni, artista e comunità locale, garantendo la realizzazione dell’opera nel rispetto del contesto urbano.
A sostenere il progetto anche una rete di sponsor privati, tra cui Montana Colors, Poltrona Frau e La Reggia Designer Outlet, che hanno contribuito alla concretizzazione dell’intervento. Third Eye Open Peace non si limita dunque a occupare uno spazio: lo trasforma. Lo rilegge. Lo riscrive. E nel farlo, consegna a Napoli un nuovo segno urbano destinato a interrogare chi lo osserva, sospeso tra estetica e coscienza, tra città e visione interiore
