Napoli, laboratorio della geotermia urbana da Gianturco il progetto della prima rete termica del Mezzogiorno
Di Mario Conforto
Potrebbe partire da Napoli una delle più innovative sperimentazioni energetiche del Mezzogiorno. Domani, giovedì 4 giugno, alle ore 10.30, presso la stazione della metropolitana di Gianturco, si riunirà il Tavolo tecnico per la geotermia promosso dalla Fondazione di Comunità del Centro storico di Napoli, dal Centro studi Regione Mezzogiorno Mediterraneo EU-MED e dal suo vicepresidente Paolo Pantani, con l’obiettivo di definire le linee operative di un progetto che punta alla realizzazione della prima rete termica urbana del Sud Italia.
L’incontro rappresenta un passaggio significativo in un percorso che coniuga ricerca scientifica, innovazione tecnologica e sostenibilità sociale. Al centro della discussione vi è l’utilizzo delle risorse termiche presenti nel sottosuolo cittadino attraverso sistemi di geoscambio e reti energetiche di quinta generazione, capaci di distribuire energia termica a bassa temperatura per il riscaldamento e il raffrescamento degli edifici con ridotti impatti ambientali e costi contenuti.
La sfida assume una particolare rilevanza nel contesto meridionale. In Italia una quota consistente dei consumi energetici è destinata agli usi termici degli edifici, mentre proprio nel Mezzogiorno, dove la domanda di raffrescamento cresce costantemente a causa delle condizioni climatiche, manca ancora una rete dedicata alla distribuzione del calore e del freddo. È in questo scenario che Napoli si candida a diventare il primo laboratorio nazionale per lo sviluppo delle Comunità energetiche rinnovabili e termiche (Cert), un modello che integra la produzione di energia elettrica e quella termica all’interno di sistemi cooperativi e partecipativi.

Al Tavolo prenderanno parte università, enti di ricerca, ordini professionali, associazioni, imprese e rappresentanti delle amministrazioni locali. Tra questi anche il Comune di Monteverde Irpino, che contribuirà ai lavori portando la propria esperienza e il proprio interesse verso le applicazioni della geotermia a bassa entalpia.
I primi interventi dimostrativi sono stati individuati in cinque aree strategiche della città: San Giovanni a Teduccio, l’ex Lanificio Borbonico, Borgo Sant’Antonio Abate, Bagnoli e il Rione Luzzatti. Si tratta di quartieri che, per caratteristiche urbanistiche e sociali, possono diventare luoghi privilegiati di sperimentazione di nuovi modelli energetici. In particolare, San Giovanni a Teduccio rappresenta già oggi uno dei principali laboratori cittadini della transizione energetica grazie alla presenza delle prime comunità energetiche rinnovabili attive sul territorio.
Il Tavolo tecnico ribadisce il proprio ruolo di organismo di indirizzo e di progettazione, senza finalità di gestione diretta delle future infrastrutture. L’obiettivo è favorire la nascita di Comunità energetiche costituite in forma di enti del terzo settore, fondate sulla partecipazione dei cittadini e sulla condivisione dei benefici economici e ambientali derivanti dalla produzione e dall’utilizzo dell’energia.
L’integrazione della geotermia nei sistemi energetici locali viene infatti considerata dagli esperti uno degli strumenti più efficaci per accelerare la decarbonizzazione del patrimonio edilizio e contrastare la povertà energetica, riducendo al tempo stesso la dipendenza dai combustibili fossili e le emissioni climalteranti.
Nel pomeriggio, il confronto si estenderà alle implicazioni economiche e sociali della transizione energetica con l’intervento del professor Patrizio Bianchi, già ministro dell’Istruzione nel governo Draghi, professore emerito di Politica economica dell’Università di Ferrara e socio corrispondente dell’Accademia nazionale dei Lincei per la classe di scienze morali. Da anni impegnato nello studio delle disuguaglianze, delle politiche educative e dei processi di sviluppo, Bianchi offrirà una riflessione sul rapporto tra innovazione, crescita sostenibile e inclusione sociale.
La sua partecipazione assume un valore particolarmente significativo in un progetto che non guarda soltanto alla riduzione delle emissioni, ma intende affrontare anche il tema dell’accesso equo all’energia. In questa prospettiva, la transizione ecologica diventa non soltanto una questione ambientale, ma anche una leva di coesione e sviluppo per le comunità locali.
L’appuntamento di domani si presenta dunque come un momento di sintesi tra ricerca, pianificazione e visione strategica. Se le condizioni tecniche ed economiche troveranno conferma, Napoli potrebbe diventare il primo grande laboratorio del Mezzogiorno per la geotermia urbana e per le reti termiche di nuova generazione, aprendo una strada finora inesplorata nel panorama energetico del Sud Italia.
