Arco (TN), il Bosco Caproni e la cava di oolite di Arco


È Pentecoste e si cominciano a vedere tante targhe tedesche sul Lago di Garda. La maggior parte con il vessillo bianco azzurro della Baviera, ma c’è anche chi si fa il viaggio dal Baden-Württemberg o quasi 1000 km per arrivare addirittura dal Nordrhein Westfalen. Segno che l’amore per l’Italia rimane sempre forte anche in periodi di incertezza economica. Con gli amici dell’associazione Tassobarbasso ci diamo appuntamento a Massone di Arco. Località che deve il suo nome alla presenza di tre masi, parola che per il resto d’Italia significa masseria oppure in maniera più complicata agglomerato che comprende casa pertinenze e terreno agricolo. Masi di proprietà di famiglie agiate. Gianni Caproni è conosciuto in tutta Italia come grande pioniere dell’aeronautica, che fece la sua fortuna non solo con gli aerei da guerra, ma anche con un calzaturificio ed altre attività. Sopra a massone l’industriale, nato in riva al lago di Garda e con interessi economici soprattutto in Lombardia, ha voluto far sì che la vecchia cava di olite venisse bonificata con un grande bosco.
La pietra era molto ricercata per la sua duttilità per creare delle statue, complessi monumentali come quelli fatti edificare sul ponte sul fiume Taro a Parma. Un’impresa titanica quella di trasportare sul finire dell’Ottocento i massi di olite, attraverso il lago di Garda, quindi il Mincio, il Po e il Taro fino a destinazione.
Al parcheggio del cimitero di Massone ci aspetta una guida molto paziente e saggia, Bruno Pisoni. I suoi amici della Sat, la società degli alpinisti tridentini, una delle associazioni più storiche e numerose della provincia di Trento, andavano a farsi un giro sul Catinaccio, lui ha avuto oggi la pazienza di dedicare la prima giornata calorosa dell’anno a noi. Bruno ha 88 anni e tutti faremmo la firma per arrivare così alla sua età.
Il posto è molto ambito, è già molto trafficato, tra auto dei residenti e le numerose bici.
Nel salire incontriamo alcune falesie, rinomate e conosciute in tutto il mondo, non per altro Arco ospita ogni anno l’evento Rock Master per arrampicatori di tutto il globo. Si possono trovare vie semplici, ma anche vere prove da funamboli come le vie di decimo grado.
Arriviamo alla bocca principale della cava e Bruno ci racconta come nell’inverno fra il 44 e il 45 abbia vissuto insieme a tanti altri in quel riparo per sei mesi, con una “dieta” mista di polenta fagioli e minestrone.Gli aerei degli alleati cercavano di colpire gli opifici nelle gallerie della Gardesana, mentre i tedeschi occupavano le abitazioni dei locali. Poco lontano ci sono I ruderi di un’abitazione che sul finire della guerra era abitata da due anziani. Gli anziani vennero fatti sfollare e da casa fu occupata da alcuni nazisti. Bruno ricorda ancora il fragore del bombardamento che distrusse quella casa.
Bruno ha fatto della lavorazione della pietra la sua professione e poi col tempo si è appassionato in maniera profonda anche di molti aspetti geologici della zona. Soprattutto dell’olite, che ha l’unicità di essere un composto di calcio, carbonato, aragonite, sidurgite, dolomia. Nella zona, assieme a gruppi di volontari alpini e anche riservisti dell’esercito tedesco è riuscito anche a liberare alla luce una formazione rocciosa molto particolare dalle geometrie sinuose che mostra gli effetti post glaciazione.

Arriviamo alla casa dei cavatori che oggi è un museo e attende anche il restauro di una vicina villa. L’ex preside Romano Turrini ci introduce ad un museo dedicato alla nascita del Bosco Caproni, agli usi della pietra come elementi di condotta dell’acqua, alla ricchezza della zona quando il clima molto particolare ne favorì il soggiorno elioterapico, il Kurort asburgico. Ancora oggi molti centri di riabilitazione della sanità trentina sono ad Arco. Prima di ritornare a casa infine abbiamo anche la possibilità di ammirare la chiesa di San Martino e prima di camminare lungo le trincee della Prima Guerra Mondiale. La seconda linea di difesa dell’impero austro-ungarico, dalla quale non si sparò però nemmeno un colpo, è oggi un balcone sull’intera zona a nord del Lago di Garda.
