Il mondo in 90 documentari: il Festival dei Popoli accende Firenze

Firenze si prepara ad accogliere il 66° Festival dei Popoli, il più antico festival internazionale del film documentario in Italia, che dal 1° al 9 novembre trasformerà la città in un crocevia di sguardi, storie e linguaggi del reale. Novanta film da tutto il mondo, oltre un centinaio di ospiti internazionali e due retrospettive d’eccezione — dedicate a Sarah Maldoror e Marie Losier — compongono un programma che intreccia arte, politica, memoria e futuro, sotto la direzione artistica di Alessandro Stellino. L’inaugurazione ufficiale al cinema La Compagnia, é stata affidata al regista palestinese Kamal Aljafari, presente in sala con With Hasan in Gaza, opera che riporta alla luce tre nastri MiniDV girati nel 2001 nella Striscia di Gaza: frammenti di un mondo ormai scomparso, che diventano racconto di assenza, perdita e resistenza.

Il festival, presieduto da Roberto Ferrari con Ken Loach presidente onorario, si é aperto nello scorso weekend con Popoli for Kids and Teens, sezione dedicata a bambini e adolescenti che esplora ambiente, inclusione e diritti con laboratori e proiezioni in vari spazi della città, e proseguirà nei prossimi giorni con tantissimi appuntamenti. Dal fronte ucraino ai fantasmi di Gaza. Come da tradizione, il Festival dei Popoli guarda al presente con un occhio critico e poetico. Nella sezione Doc Highlights spiccano i lavori che raccontano l’attualità dei conflitti: Paleontology Lesson di Sergei Loznitsa, piccolo gioiello ambientato in un museo di Kiev durante la guerra, e Checkpoint Zoo di Joshua Zeman, cronaca del salvataggio di oltre cinquemila animali intrappolati a Kharkiv. C’è anche Sanatorium di Gar O’Rourke, che mescola ironia e disincanto sulle rive di Odessa, e Post Truth di Alkan Avcıoğlu, primo documentario interamente generato con intelligenza artificiale, riflessione provocatoria sull’era della manipolazione delle immagini.

Dall’arte come resistenza arriva Ai Weiwei’s Turandot, il film di Maxim Derevianko che segue l’artista cinese nel suo debutto operistico a Roma, mentre Uscivamo molto la notte di Stefano Pistolini e Bruno Casini riporta in vita la Firenze new wave degli anni Ottanta, tra Litfiba, Diaframma e i sogni di una generazione in fermento. Le voci delle donne, dalla lotta africana alla sperimentazione. Due gli omaggi centrali: quello alla pioniera Sarah Maldoror, prima regista africana e voce femminista della lotta anticoloniale, e quello alla francese Marie Losier, autrice di ritratti surreali di musicisti e performer d’avanguardia. La figlia di Maldoror, Annouchka de Andrade, sarà a Firenze per introdurre le proiezioni e inaugurare la mostra Sarah Maldoror: C’est pour vous que je parlerai, visitabile fino a gennaio 2026.
Nella sezione Feminist Frames, cinque film diretti da registe internazionali raccontano la militanza femminile tra memoria, libertà e disobbedienza: da The Long Road to Director’s Chair di Vibeke Løkkeberg a No Mercy di Isa Willinger, fino al poetico Bled El Siba (Rebel Land) di Ro Caminal.

L’Italia al centro: radici, ritorni e rinascite. Sette titoli concorrono per il Concorso Italiano, tra cui She di Parsifal Reparato, immersione nelle fabbriche del Vietnam al femminile, e White Lies di Alba Zari, viaggio autobiografico dentro un passato familiare segnato dalla setta dei Bambini di Dio. Non manca il ritorno alla terra con Cumpartia di Daniele Gaglianone, e la memoria operaia e spirituale di Chi sale sul treno di Valerio Filardo. L’anima musicale trova spazio nella sezione Let the Music Play, dove spiccano Piero Pelù. Rumore dentro di Francesco Fei, intimo ritratto del rocker fiorentino dopo un trauma uditivo, e It’s Never Over, Jeff Buckley di Amy Berg, racconto della breve e luminosa vita della voce più intensa degli anni ’90.

Sguardi sul futuro. Accanto alle proiezioni, il festival ospita incontri, masterclass e il Future Campus, spazio per giovani registi provenienti dalle scuole di cinema europee. Con Doc at Work, invece, il focus si sposta sull’industria: il paese ospite 2025 è la Francia, con un programma dedicato alle coproduzioni e ai nuovi talenti.
A unire tutto, il filo rosso del documentario come forma di impegno e scoperta. Dalla Gaza devastata al borgo toscano di Tatti, paese di sognatori, il Festival dei Popoli continua a raccontare l’umanità in tutte le sue contraddizioni. A Firenze, per nove giorni, il reale torna sul grande schermo — e non smette di interrogare il futuro.
