Una gingantografia fotografica installata
C’è un silenzio speciale lungo la Valle del Torrente Santo Stefano, tra i borghi di Reitano e Villa Margi. Un silenzio che sa di storia antica, di case che resistono al tempo e di volti che raccontano il senso ostinato dell’appartenenza. È qui che il maestro Antonio Presti ha deciso di piantare un nuovo seme di bellezza, trasformando un territorio in un’opera d’arte collettiva. Il progetto si chiama “Il Cantico di Reitano e Villa Margi”. Un titolo che non è casuale: richiama il Cantico di San Francesco, con la sua semplicità e la sua forza poetica, per celebrare l’armonia tra uomini, natura e memoria. Perché questa iniziativa non è solo arte: è un gesto d’amore, una restituzione di senso a luoghi che rischiavano di sbiadire.
“È un progetto di bellezza che parla di radici – confida il sindaco di Reitano, Salvatore Salvaggio –. Rappresenta chi ha scelto di restare, chi ha deciso di continuare a vivere qui, nella nostra terra. L’opera che il maestro Presti dona oggi non è un semplice manufatto, ma un atto d’amore verso le nostre madri e verso il futuro”.

Non c’è monumentalità, non c’è distacco: l’arte di Presti si mescola alla vita quotidiana. Centimetro dopo centimetro, il lungomare di Villa Margi è diventato una tela lunga centinaia di metri, su cui si intrecciano i volti della gente, i sorrisi dei bambini, le mani intrecciate delle famiglie. È un museo all’aperto, ma anche un diario intimo che racconta una comunità intera. A dare corpo a questa narrazione visiva sono state le fotografe Carlotta Magliocco e Simona Scaduto. Due sguardi diversi, ma complementari. Carlotta racconta il suo approccio come un atto di ascolto: “Sono arrivata con una macchina fotografica e il desiderio di conoscere. Ho lasciato che il tempo mi insegnasse ad aspettare, che i volti mi raccontassero chi erano. Non ho rubato immagini: ho coltivato presenze”. Simona, invece, sottolinea il valore politico di questo lavoro: “C’è un’affinità forte con il mio modo di fare arte. Amo i grandi formati affissi sui muri, l’uso dell’immagine come strumento democratico, capace di unire, rappresentare e costruire comunità. Qui non c’è solo estetica: c’è un’idea di società”. Non è la prima volta che Antonio Presti porta la sua visione nei territori marginali. Con la Fiumara d’Arte, negli anni Ottanta, ha trasformato una valle in uno dei più grandi musei a cielo aperto d’Europa. Oggi il suo sguardo si posa su borghi che conoscono la fatica dello spopolamento, ma anche la potenza della resistenza.
“La bellezza non è un lusso, ma un diritto – ripete Presti –. Rigenerare un territorio significa ridargli un’anima. L’arte deve uscire dai luoghi elitari e tornare al popolo, farsi bene comune, voce civile”.
Camminare lungo il lungomare di Villa Margi oggi è come sfogliare un libro di famiglia. Non c’è biglietto d’ingresso, non c’è orario di chiusura: la mostra è la comunità stessa. E forse è questa la rivoluzione più grande: trasformare l’arte in un gesto di condivisione, capace di ridare luce a chi rischiava di sentirsi invisibile. Nella Valle del Torrente Santo Stefano, il “Cantico” di Antonio Presti non è soltanto un’opera. È una promessa. Che la bellezza, quando è autentica e condivisa, può ancora salvare i luoghi e le persone.
